Partorienti lasciate nei corridoi: foto choc dall'ospedale di Bari

Situazione al collasso nell'ospedale di Bari: pazienti lasciati sulle barelle nei corridoi e scatoloni disseminanti nei reparti

Partorienti lasciate nei corridoi: foto choc dall'ospedale di Bari

Barelle nei corridoi e scatoloni ammassati persino in sala parto. Così, a pochi giorni dal ripristino della routine ospedaliera dopo l'emergenza Covid, il Policlinico di Bari piomba nel caos più totale rasentando una situazione di degrado allarmante.

Il degrado

Lunghe attese al Pronto Soccorso, pazienti in attesa su lettighe di fortuna e ingorghi di ambulanze all'ingresso della struttura. È quanto si osserva in una video testimonianza raccolta dal quotidiano online LaRepubblica.it che denuncia il collasso di alcuni reparti del nosocomio barese all'indomani dell'attesissimo ritorno alla normalità. Armadi dismessi, pile di scatoloni aperti e barelle vuote campeggiano nei corridoi quasi fossero suppellettili o complementi d'arredo. Nessuna privacy neanche per le partorienti, costrette ad adeguarsi a degli spazi che non garantiscono loro alcun trattamento di doveroso riguardo. La situazione appare davvero fuori controllo.

La testimonianza

"Sei ore buttato su una barella in un corridoio del pronto soccorso del Policlinico di Bari con una distorsione ai legamenti del ginocchio, senza che nessun medico abbia dato un’occhiata nemmeno da lontano alla gamba, senza ghiaccio e senza ricevere un antidolorifico". Comincia così il duro sfogo di un cittadino alle pagine di Quotidiano Italiano che, attraverso il racconto di una disavventura occorsagli qualche giorno fa, ha voluto rendere testimonianza della condizione emergenziale in cui verserebbe il nosocomio barese. "Dopo circa 4 ore l’unica prestazione ricevuta è stata la radiografia che ha escluso fratture – continua -.Ok ero un codice verde ma quello che ho visto e sentito questa notte, c’erano altre situazioni simili, è molto distante da ciò che viene raccontato".

La risposta del primario di Pronto Soccorso

Le attese sono assolutamente in linea con i tempi di sempre e nella media generale – spiega Vito Procacci, primario del Pronto Soccorso, al Quotidiano Italiano - . I dati relativi agli ultimi casi trattati dicono che la media di attesa è di 96,02 minuti, ma bisogna togliere i 15 della visita da parte del medico. Un totale di 80 minuti d’attesa, gli standard per i codici verdi prevedono dalle 2 alle 3 ore d’attesa. Ovviamente questi pazienti devono attendere un po’ di più del previsto in considerazione dei percorsi differenziati. La nostra attenzione è riservata principalmente ai casi più gravi e i casi sospetti di coronavirus”.

Durante il lockdown – continua il primario – abbiamo registrato quasi zero codici verdi. Non veniva nessuno in ospedale. La gente dovrebbe sapere che ci sono anche altre strutture, che non trattano i sospetti casi di coronavirus e che quindi è preferibile recarsi lì per esempio per un mal di denti o una distorsione alla caviglia, in modo tale da non sovraccaricare il nostro lavoro. L’emergenza continua, il virus non è sparito. È bastato poco per far scoppiare 10 nuovi focolai in Italia”.

La protesta di medici e infermieri

Intanto, medici e infermieri annunciano un'azione di protesta contro la direzione del Policlinico che, secondo i sindacati Fp Cgil, Fials e Fis-Usae, avrebbe interrotto "le relazioni sindacali" dopo l'emergenza Covid assumendo decisioni "senza alcun confronto" con il personale sanitario.

"Al personale, beffardamente definito eroico, impegnato senza sosta nell'emergenza Covid viene chiesta l'immediata ripresa delle normali attività, imponendo l'apertura dei servizi 8-20 e dal lunedì al sabato, senza il necessario confronto sindacale", è quanto si legge in un documento unitario inviato al governatore Michele Emiliano e al direttore del dipartimento regionale Salute, Vito Montanaro, e firmato dai sindacati Cisl medici, Cgil, Fials, Fassid, Anaao-Assomed, Aaroi-Emac e Fvm. I medici chiedono "condivisione delle disposizioni relative alla riorganizzazione delle unità operative e del personale"; chiarimenti sulla "chiusura totale dell'attività Cup" che avrebbe avuto "serie ripercussioni sulle attività ambulatoriali"; e condivisione del "piano di abbattimento delle liste d'attesa disposto in violazione delle norme contrattuali".



I sanitari lamentano anche il "mancato confronto sui criteri ed elenchi del personale da stabilizzare e del fabbisogno di personale. Una gestione autoritaria, irrispettosa delle più elementari norme di relazioni sindacali", si legge nel documento riportato da LaRepubblica.it.

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