Cronache

Bimbi divisi tra papà gay e mamma lesbica: è il "coparenting" la famiglia del futuro

Un fenomeno diffusissimo in Europa che sta prendendo piede anche in Italia tra single incalliti e coppie gay: con il coparenting si può "condividere" un figlio senza essere una coppia

Bimbi divisi tra papà gay e mamma lesbica: è il "coparenting" la famiglia del futuro

Si può essere genitori senza essere una coppia? Si chiama coparenting ed è la nuova frontiera della genitorialità. Il fenomeno ha iniziato a diffondersi in Germania e da qualche anno è sbarcato anche nel nostro Paese. Il principio alla base è quello di mettere al mondo un figlio senza essere sentimentalmente legati al proprio partner. Dividere le spese, crescere ed educare i figli senza la “complicazione” di un legame fisso con un’altra persona.

È un’opzione presa in considerazione da un numero sempre maggiore di persone, come dimostrano i siti che proliferano sul web. Piattaforme a metà tra social network e bacheche per incontri, in cui proporsi come cogenitore. Gli utenti, spiegano sul portale co-genitori.it, sono "single o coppie omosessuali, amici che si conoscono da anni o persone che si sono incontrate online". Il sistema va per la maggiore tra le coppie gay e lesbiche, che scelgono il coparenting per mettere al mondo uno o più figli che finiscono per avere due mamme e due papà.

Il fatto che mamma e papà non si amino, secondo il parere degli esperti, non costituirebbe un problema. Men che meno il fatto che i piccoli finiscano per essere sballottati da una famiglia arcobaleno all’altra. Il bimbo deve "sentirsi desiderato", afferma una specialista, Sabine Walper, citata dal quotidiano La Verità. "Un bambino può essere cresciuto dai suoi genitori sia che siano una coppia o meno, single, sposati o divorziati, o dello stesso sesso", si legge sul sito che si propone di mettere i contatto gli aspiranti co-genitori.

Basta registrarsi per entrare in contatto con Luca di Varese, "alto un metro e 80, occhi azzurri, fisico sportivo, pulito serio, riservato e disponibile a ogni analisi" o con Veloce, "padre separato che vorrebbe trovare una donna possibilmente benestante" per mettere al mondo un figlio. Poi Jloria, 36 anni, dell’Albuccione, con un "gran desiderio di diventare mamma".

Si programma la gravidanza e si cresce la prole sulla base di un contratto scritto. Si condividono le decisioni e si dividono le spese. "Oggi, l’età media della prima gravidanza – spiegano sullo stesso sito - è molto più alta rispetto a qualche decennio fa" e "uno dei motivi per rimandare la gravidanza è che molte donne non hanno un partner e/o non si sentono finanziariamente abbastanza sicure per avere un bambino da sole". E così il co-parenting viene proposto come soluzione per chi sente "il ticchettio del proprio orologio biologico e non vuole rinunciare al sogno di dare inizio a una famiglia".

"Nella maggior parte dei casi – spiegano sul portale - l’idea è di concepire un bambino attraverso trattamenti di procreazione assistita e poi crescere il bambino con un co-genitore, alcuni co-genitori decidono di vivere in due abitazioni separate e condividendo la custodia dei loro figli, di solito optando per rimanere il più vicino possibile l’uno all’altro, altri preferiscono vivere sotto lo stesso tetto per crescere insieme il proprio bambino". "Le coppie omosessuali – continua la spiegazione - possono anche prendere la decisione di collaborare con un/a singolo/a uomo/donna, o con un’altra coppia che è disposta ad avere un figlio con un co-genitore".

Per i sostenitori della cogenitorialità la nascita di un figlio sarebbe spesso un fattore "destabilizzante" per la coppia e a lungo andare è possibile che lo "stress" conduca anche al divorzio. Per questo i fondatori del portale consigliano di giocare d’anticipo: "Restare amici piuttosto che essere innamorati permette di evitare molte delle questioni relative alla separazione". Così "è più semplice garantire il benessere del bambino". È la nuova famiglia "liquida". Senza legami. E senza amore.

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