"Tu andrai all'inferno..." Un bambino tormentato e segregato dai familiari

Si avvia a conclusione il processo che vede imputati il padre, la madre e la zia dell'11enne. Durante la requisitoria, i pm hanno chiesto per tutti e tre una pena a 12 anni di reclusione, senza sconti di alcun tipo

È stata richiesta una condanna a 12 anni per il padre, la madre e la zia del bimbo di 11 anni che a lungo è stato torturato e sequestrato in casa prima di essere liberato dai carabinieri, accorsi in aiuto del piccolo quando quest'ultimo ha trovato da solo la forza di denunciare.

Una storia dell'orrore quella arrivata dalla Sardegna, e che adesso viene dibattuta in un'aula di tribunale. Iniziato a febbraio, il processo si concluderà il prossimo 22 giugno, e proprio l'altro giorno l'accusa ha chiesto per i responsabili una pena senza sconti.

Era la scorsa estate (29 giugno 2019) quando il bambino, rimasto da solo in casa, aveva contattato gli uomini dell'Arma. I suoi genitori, usciti per partecipare ad una festa, lo avevano segregato in una stanza della loro villetta ad Arzachena, ma lui era in qualche modo fortunatamente riuscito a contattare i militari.

"Scusate se vi disturbo, io sto cercando di chiamare mia zia. Ho bisogno di parlare con lei ma adesso sono chiuso in camera e questo cellulare non ha la scheda, dunque non posso chiamarla", aveva detto con voce tremante all'operatore del 112.

Immediato l'intervento dei carabinieri, che quella stessa notte avevano raggiunto l'abitazione sita in piena campagna. I militari avevano trovato l'11enne in condizioni pietose: chiuso in uno stanzino buio ed angusto, senza un letto dove riposare e con un semplice secchio in cui espletare i propri bisogni fisiologici.

Rassicurato e condotto in un luogo sicuro, il bambino aveva pian piano raccontato quanto subito fino a quel momento. Le persone che più di chiunque altro avrebbero dovuto amarlo e proteggerlo si erano in realtà trasformate nei suoi feroci aguzzini.

Affetto da un deficit cognitivo, il piccolo, che in realtà non aveva mai creato problemi neppure a scuola, veniva costantemente vessato dal padre e dalla madre. Sarebbe stata la zia ad istigare i genitori, convincendoli ad usare quelli che a suo dire erano metodi di correzione. Umiliato, malmenato, pestato con un tubo di gomma e tenuto rinchiuso nella sua piccola prigione, il bimbo aveva a lungo sopportato in silenzio prima di essere finalmente tratto in salvo.

Scioccati dal suo racconto, i carabinieri avevano immediamente avviato le indagini, e pochi giorni dopo gli orchi erano stati arrestati e reclusi nel carcere di Bancali (Sassari). Accusati dei reati di sequestro di persona, maltrattamenti e minacce, il padre, 47 anni, la madre, 44 anni, e la zia del piccolo si trovano ora alla sbarra.

Nel corso della requisitoria tenutasi mercoledì scorso, i pm Luciano Tarditi e Laura Baroni della Procura di Tempio Pausania hanno ricordato le numerose ed atroci torture subite dal bimbo. Oltre alle botte ed ai maltrattamenti, il piccolo veniva rinchiuso nello stanzino con una voce registrata che ripeteva incessantemente la frase "Sei cattivo, andrai all’inferno", come riferito dal "Corriere". Torture aggiaccianti, messe nero su bianco sulle pagine di un diario che il bambino custodiva segretamente e che si è rivelato prezioso durante le indagini.

Finiti ai domiciliari dopo un periodo di carcere preventivo, i parenti della vittima hanno infine ammesso le proprie responsabilità e fatto richiesta per ottenere un patteggiamento, subito respinto. È stato invece scelto il rito immediato, che adesso si avvia verso la conclusione.

I pubblici ministeri hanno chiesto per il padre, la madre e la zia del bimbo una pena a 12 anni, senza sconti. La prossima udienza è fissata per il 15 giugno, quando sarà ascoltata la difesa.

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