"Le zone rosse ora sono 106" Ecco perché l'allerta resta alta

Silvio Brusaferro dell'Iss invita a tenere la guardia alta: "La situazione è nettamente migliorata, ma il virus continua a circolare"

"Le zone rosse ora sono 106" Ecco perché l'allerta resta alta

L'Italia si prepara a entrare nella fase 2 per quanto riguarda l'emergenza Coronavirus: la convivenza con il Covid-19 e la graduale ripartenza dovranno avere alla base il rispetto di tutte le norme per limitare quanto più possibile la diffusione. Bisognerà prestare molta premura: agire con superficialità potrebbe causare un rapido ritorno alle drastiche condizioni che stanno caratterizzando questi giorni. Perciò Silvio Brusaferro ha voluto richiamare tutti all'attenzione, senza però nascondere un cauto ottimismo: ora il miglioramento "è netto", poiché da una parte "si riducono i contagi e i pazienti critici" e dall'altra "aumenta la quota di guariti e sintomatici lievi".

Tuttavia il presidente dell'Istituto superiore di sanità ha aggiunto che il pericolo non è affatto passato: "Il virus continua a circolare tanto che esistono ancora oggi 106 zone rosse in altrettanti Comuni in 9 Regioni e occorre procedere con cautela, passo dopo passo". Dunque serve accortezza, anche perché vi sono non solo aree "a bassa, media e alta circolazione del virus" ma pure "focolai anche in aree a bassa circolazione". Rispetto alle misure di riapertura ha invitato alla prudenza in quanto la situazione è diversificata nel Paese: al Nord e in Lombardia l'epidemia "è partita molto prima, di sicuro a gennaio e forse anche prima".

I test sierologici

In occasione della conferenza stampa sull'andamento epidemiologico del Coronavirus in Italia, Brusaferro ha fatto sapere che la maggiore concentrazione dei casi "si ha nelle Rsa, a livello familiare e al lavoro". Inoltre va sottolineato che nel mese di aprile sono aumentati i casi tra le donne: la mortalità riguarda per il 36,7% le donne; l'età media dei pazienti è di 84 anni per gli uomini e 79 per le donne. La concentrazione delle positività riguarda il 44% le case di riposo, il 24% le famiglie e il 4,2% i luoghi di lavoro.

Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, ha fatto sapere che a partire da mercoledì 20 aprile ci sarà la graduatoria dei test sierologici "e l'aggiudicazione rispetto a quello selezionato per lo studio di prevalenza sul territorio nazionale". Al momento l'indice R0, che misura la contagiosità del virus, in Italia è compreso in media tra lo 0,3 e lo 0,7: Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler ha avvertito che "ci vuole poco a tornare sopra quota 1", elogiando la Lombardia (0,4) "che ha fatto un lavoro enorme". Resta ancora aperta la questione relativa alla ripresa del calcio: Gianni Rezza dell'Iss ha precisato che la decisione da prendere risulta difficile, "ma per questo sport non ci sono condizioni di rischio zero e in questo caso c'è anche un contatto fisico. Il rischio non è zero".