Cancellare i dati sul web? Solo un'illusione...

Gli utenti credono di poter scrivere qualsiasi cosa e di poterla cancellare in qualunque momento. Ma non è così...

Cancellare i dati sul web? Solo un'illusione...

Il web e i social conferiscono a chi li usa una sensazione di onnipotenza. Gli utenti credono di poter scrivere qualsiasi cosa e di poterla cancellare in qualunque momento. Si sentono padroni della loro vita virtuale semplicemente con un click. Il
comando “delete” dà l’illusione di poter esercitare in Rete il cosiddetto diritto di pentimento, cioè di rimozione di contenuti pubblicati con convinzione in passato ma dai quali si vogliono prendere le distanze nell’attualità presente. Che si tratti di notizie, commenti, condivisioni, foto, video o altro, non è detto che la cosa sia davvero possibile. La memoria infinita del web allontana la prospettiva della distruzione integrale e definitiva di ciò che ci riguarda e alimenta il sospetto che in qualche zona recondita dello spazio virtuale sia conservato ciò che noi ingenuamente consideriamo dissolto e ormai irreperibile. Non sono pochi i casi di
informazioni che, pur distrutte dal diretto interessato, riaffiorano miracolosamente in qualche angolo recondito della Rete.

Leggerezze e rischi online

Una recente ricerca di Kaspersky, multinazionale che si occupa di sicurezza informatica, svela che gli italiani sono poco attenti alla loro privacy online e per la stragrande maggioranza (83%) si pentono dei contenuti pubblicati nel corso dell’ultimo anno e vorrebbero cancellarli in modo permanente. Si rendono infatti conto solo a posteriori degli effetti nocivi che alcuni post possono avere sulla loro immagine pubblica, in particolare nell’ambito professionale. Secondo il 41% degli interpellati, i commenti offensivi nei confronti delle persone disabili o sulla presunta pericolosità dei vaccini sono i più dannosi per le prospettive di lavoro e le relazioni sociali. Anche il linguaggio transfobico viene considerato compromettente dal 37% degli intervistati, mentre il 31% di essi reputa pregiudizievoli anche le posizioni negazioniste sui cambiamenti climatici. Peraltro il 42% delle persone coinvolte nella ricerca ha dichiarato di conoscere persone gravemente danneggiate nella carriera da un contenuto postato sui social media anche molto tempo prima.

Il dovere dell'autodisciplina

L’oblio, inteso come diritto alla cancellazione di contenuti non più graditi, appare dunque una chimera. Quand’anche si realizzasse l’agognato colpo di spugna su informazioni scomode che ci riguardano, non esiste affatto la certezza che la circolazione incontrollata di quei dati non abbia già provocato danni alla nostra identità virtuale. Una ragione in più per essere cauti nella pubblicazione di notizie e opinioni su fatti o persone o nel racconto di nostre vicende private, che automaticamente, se divulgate su un sito web o su un profilo social, diventano di dominio pubblico. L’autodisciplina degli utenti è decisiva per evitare spiacevoli
sorprese e per ottimizzare i vantaggi della Rete senza accollarsene i rischi.

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