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Cronache

“Grande Puffo, residente in via Gargamella”. Multa da 3.500 euro all’Ausl per il clamoroso errore

Il Garante della Privacy ha multato l’ente per l’inesattezza dei dati e per le risposte tardive fornite alla persona coinvolta

Ausl

Una sanzione complessiva di 3.500 euro è stata inflitta dal Garante della Privacy all’Ausl di Modena, ritenuta responsabile di un illecito trattamento dei dati personali nato da un bizzarro cortocircuito. L’ordinanza (datata 17 aprile 2026) ha messo in luce una vicenda a dir poco singolare: l’associazione del profilo sanitario di una reale dipendente dell’azienda a una scheda di test creata nel 2009 per prova e intestata al celebre personaggio dei cartoni animati, Grande Puffo.

Il curioso caso è stato riportato da Il Resto del Carlino, che ha intervistato l’avvocato Chiara Ciccia Romito, legale che assiste la dipendente. “Il Garante ha accertato che vi è stata una violazione del GDPR. È un risultato importante per la tutela della privacy e dei diritti della mia cliente. ‘Grande Puffo’ può sembrare un dettaglio grottesco, quasi surreale. Ma per chi scopre che i propri dati personali sono stati associati a un’anagrafica fittizia non c’è nulla di divertente: può essere umiliante accorgersi che, dentro un sistema che dovrebbe identificarti con precisione, la tua identità sia stata confusa, alterata o ricondotta a qualcosa che non ti appartiene”, ha dichiarato.

A quanto pare tutto è cominciato con un profilo di prova creato dai tecnici informatici dell’Ausl per verificare la stabilità dei software aziendali. Registrata sotto il nome di “Grande Puffo” e con residenza fittizia in “via Gargamella”, la scheda conteneva uno storico simulato di varie visite mediche. Poi, nel gennaio del 2022, un’infermiera che stava cercando di prenotare un tampone per un collega ha riscontrato dei problemi con il programma e per aggirare il blocco ha modificato i campi della scheda di test “Grande Puffo”, inserendo il nome, il cognome e la data di nascita della dipendente. Da qui la confusione, a cui vanno aggiunti i ritardi con cui l’azienda ha risposto alla persona interessata.

Il risultato è stato un procedimento disciplinare nei confronti dell’infermiera da parte dell’azienda sanitaria e una multa del Garante all’ente. Sono due le violazioni contestate:

  • Inesattezza dei dati, che ha portato alla sanzione di 500 euro;
  • Ritardi nell’accesso ai dati, dovuto alla tardività con cui l’amministrazione ha risposto alle richieste di chiarimento avanzate dalla dipendente. Tradotto in 3 mila euro di multa.
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