Corinaldo, il papà di Mattia Orlandi: "Chi ha sbagliato, paghi"

"Siamo devastati dal dolore". Lo sfogo di Giuseppe Orlandi, papà di Mattia Orlandi, 15enne morto nella strage alla discoteca Laterna Azzurra di Corinaldo al Giornale.it

Mattia Orlandi, una delle 6 vittime della strage di Corinaldo

"Era entrato in un locale per passare una serata spensierata insieme ai suoi amici e, invece, non è più tornato a casa". Trattiene le lacrime Giuseppe Orlandi, papà di Mattia, il quindicenne di Frontone tra le sei giovani vittime della "tragedia di Corinaldo", quando parla di suo figlio."Era ed è tutt'ora un ragazzo stupendo, un figlio fantastico", dice con la fierezza di un genitore che ha dovuto rassegnarsi al dolore per la perdita dell'affetto più caro ma che non ha mai smesso di tenere vivo il ricordo del suo adoraro ragazzo. "C'è e ci sarà sempre, in un modo o nell'altro. Ma è troppo doloroso accettare la sua assenza fisica".

È difficile ripercorrere con la memoria quella notte dell'8 dicembre 2018. Dannatamente difficile. "Quello che è successo lo sanno tutti, purtroppo". E non ha affatto torto quando lo dice. Tante sono state le parole spese in quest'ultimo anno sulla strage nella discoteca "Lanterna Azzurra" ma non abbastanza, forse, affinché "episodi del genere non si ripetano mai più". Mattia era lì quella sera e tentò la fuga verso l'uscita del locale dopo che i membri di una gang delinquenziale spruzzarono dello spray urticante sulla folla. Le urla. I pianti. Il boato della balaustra che cede. E un fuggi fuggi generale da cui sarebbe stato impossibile per chiunque restarne indenne. Così Mattia è morto schiacciato dal peso di una fiumana che tentava di mettersi in salvo. Erano più di 100 là dentro, qualcuno dice 1500. Sicuramente più di 736, il numero esatto di ospiti che avrebbe potuto - e dovuto - contenere l'impianto. Impossibile trattenere la rabbia a fronte tale consapevolezza.

"Ringrazio gli inquirenti e la Procura per l'ottimo lavoro svolto. – afferma Giuseppe OrlandiI responsabili sono stati individuati e indagati. Ma i nostri figli dovevano essere tutelati. Nessuno può sorvolare e comportarsi in maniera sciagurata. Le responsabilità ci sono, tante, e devono essere approfondite". Per la "tragedia di Corinaldo" bene 7 persone – tutti ragazzi in età compresa tra i 19 e i 22 anni più un ricettatore – sono state arrestate con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Tuttavia, sebbene la giustizia abbia fatto il suo corso, resta l'amarezza per una strage che, presumibilmente, si sarebbe potuta evitare.

"È impossibile spiegare, ed esternare soprattutto, il dolore che ha colpito me e la mia famiglia – continua il papà di Mattia – Eravamo una famiglia serena e felice, abbiamo visto sgretolarsi tutto in un attimo. È stata una tragedia talmente assurda che, tutt'oggi, non riusciamo a darci una spiegazione. Le domande che ci logorano da mesi ormai, e alle quali non troviamo una risposta, sono sempre le stesse: ma perché i nostri figli – si riferisce anche alle altre vittime – hanno dovuto subire questo? Perché dei ragazzi hanno dovuto pagare per l'irresponsabilità altrui? Esistono delle normative, delle regole. Sarebbe bastato rispettarle e oggi non staremmo qui a raccontare questa ennesima tragedia". Giuseppe fa riferimento alla polemica insorta nei giorni successivi all'accaduto, quando l'ira dei genitori si è riversata contro il trapper Sfera Ebbasta, protagonista di un dj set nella serata dell'8 dicembre alla discoteca di Corinaldo. Da parte del performer, non c'è mai stato un messaggio di scuse.

"Se questi artisti (i trapper) decidono di presentarsi nei locali per un'apparazione fugace – continua Giuseppe – dovrebbero informarsi, tramite il loro staff, della capacità di ricezione della struttura, se può o no accogliere un elevato numero di persono. Loro devono rendersi conto della notevole cassa di risonanza e del richiamo che hanno sui giovani. Sono un modello. Proprio per questo motivo, devono comportarsi nel modo più corretto e responsabile possibile. Ne va della loro immagine e, sopra ogni cosa, della vita di tanti ragazzini".

Dopo lo sfogo compito, quello di un padre ragionevolemente arrabbiato e straziato nel profondo, il dolore della perdita prende di nuovo il sopravvento. Tra meno di 2 giorni, sarà trascorso già un anno esatto da quella tragica notte di Corinaldo. "Nessuno dovrebbe interferire con il corso naturale della vita. - dice -Il dolore che abbiamo dentro ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni. Tutto quello in cui spero, adesso, è che non si ripeta mai più una tragedia del genere. Mi auguro che i responsabili, un giorno, si rammarichino della scelta inqualificabile presa quella sera, che comprendano l'immenso dolore che ci hanno procurato. Confido nella giustizia, che possa giudicare in maniera corretta ed esemplare gli autori dei fatti".

Infine, ci mostra una foto di Mattia: "È bello, lo sarà per sempre".

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