Quello scontro finale tra i Papi per colpire il ruolo di Ratzinger

Il "congedo" di Gaenswein come contromossa per evitare le "strumentalizzazioni" di Benedetto XVI: questa è la narrativa dominante. Ma Ratzinger ha sempre scritto di suo pugno le considerazioni che hanno fatto discutere

Quello scontro finale tra i Papi per colpire il ruolo di Ratzinger

Benedetto XVI è tutto fuorché una figura che si può strumentalizzare. Dal Vaticano hanno sempre rimarcato la natura lucida ed autorevole dei suoi ultimi lavori. Eppure, da una parte e dall'altra, più di qualcuno ha cercato di monopolizzare, almeno dal punto di vista dottrinale, i messaggi derivanti dai suoi interventi pubblici. Chi ha ragione di farlo? Il "fronte conservatore" o i "guardiani della rivoluzione" di Papa Francesco?

Se i papisti di ferro hanno cercato di far passare la narrativa sulla continuità dei due pontefici, i critici di Jorge Mario Bergoglio hanno sfruttato ogni singola occasione offerta dai "ritorni" dell'emerito. Il fine dei tradizionalisti è stato quello di tracciare un solco tra la linea del precedente papato e quella di quello corrente. I sostenitori dell'ex arcivescovo di Buenos Aires hanno raccontato una storia del tutto diversa, un racconto in cui Papa Francesco e Benedetto XVI, a parte qualche distinguo pastorale, sembrano essere sulla stessa lunghezza d'onda. Quale delle due operazioni ha maggiore fondamento?

Certo è come le prese di posizione di Joseph Ratzinger, da quando Papa Bergoglio è stato eletto al soglio di Pietro, abbiano sempre fatto discutere. E il papa emerito, mediante gli interventi pubblici di questi anni sette anni, ha lanciato messaggi precisi. Questa è una delle tesi che circolano dopo il "congedo" di mons. Georg Gaenswein, che non dovrebbe più occupare l'incarico di prefetto della Casa pontificia. Papa Francesco - questa è la premessa al ragionamento appena esposto - avrebbe individuato nel vescovo tedesco, che è anche il segretario particolare del teologo tedesco, il responsabile dell'utilizzo strumentale subito da. Ratzinger. Quello perseguito da parte del "fronte conservatore". Dalla "lettera tagliata", al documento che Benedetto XVI ha scritto per sciorinare le motivazioni persistenti dietro il "collasso morale" della Chiesa cattolica, con l'attacco all'ideologia sessantottina, sino ad arrivare al caso del libro scritto con il cardinal Robert Sarah per contrastare un'eventuale abolizione del celibato sacerdotale: Papa Francesco penserebbe alla misura come colma.

Stando a quanto si legge sull'edizione odierna di Libero, per esempio, Jorge Mario Bergoglio prova un "disappunto" che "deriva dalla constatazione che tutti continuano a sentire la voce di Benedetto XVI come l' autorevole voce del papa, mentre la sua è divisiva e viene percepita come quella di un politicante fazioso che non si comporta da papa". E Mons. Gaenswein, quindi, sarebbe stato nella condizione di evitare che questo "disappunto" sorgesse dalle parti di Santa Marta. Come? Mettendo in campo ogni azione possibile affinché Benedetto XVI non venisse sottoposto a quello che - i progressisti ne sono sicuri - si è rivelato soltanto un puro "utilizzo strumentale", che sarebbe stato studiato a tavolino da chi vuole delegittimare l'autorità pontificia. Da questo, dunque, sarebbe derivata la "cacciata". Ma c'è più di qualche "però".

Sempre la fonte sopracitata, del resto, ha evidenziato come Benedetto XVI sia difficilmente additabile come uno che "non è in grado di badare a se stesso". Quando Ratzinger si è esposto con considerazioni che la gestione odierna può non aver recepito con entusiasmo (si pensi, per esempio, alla Chiesa definita "una barca che sta per affondare"), lo ha fatto con estrema consapevolezza. E Gaenswein, a ben vedere, poco c'entra col fatto che Ratzinger, nonostante la rinuncia, abbia continuato a dire la sua.