Così una dieta «proteica» lavora su fianchi e grasso addominale

I consigli della dottoressa Zambon, nutrizionista della clinica Hospitadella A ogni paziente viene indicato un percorso di educazione alimentare

Dopo l'Epifania, i pentimenti e i sensi di colpa attanagliano i più golosi che, dopo ampie concessioni gastronomiche, si sacrificano seguendo diete restrittive e, a volte, poco salubri. Voler intervenire per smaltire gli eccessi, lavorando soprattutto nei punti critici, è un obiettivo sacrosanto, ma è auspicabile mantenere anche una corretta alimentazione per conservare un buono stato di salute. La dottoressa Marina Zambon, medico nutrizionista presso la clinica Hospitadella, offre dei consigli per ritrovare la forma persa, senza squilibrare un regime alimentare corretto.

A chi si rende conto di essere in sovrappeso, la dottoressa Zambon consiglia di rivolgersi a un medico nutrizionista che possa individuare gli obiettivi specifici di ogni paziente e indicare un percorso di educazione alimentare. Che è la chiave per raggiungere il traguardo.

Ha senso parlare di dieta in questo caso?

«Intraprendere una dieta significa, soprattutto, adottare un corretto stile alimentare, rimettendosi in sintonia con il proprio corpo. Non è un caso che il vero significato della parola dieta derivi dal greco “diaita”, ovverosia “tenore di vita”».

Sempre più spesso si sente parlare di dieta “proteica”.

«La dieta VLCD ( Very Low Calory Diet ) nasce negli anni '70 per merito del prof. Blackburn, dell'Università di Harvard, come terapia per patologie come l'obesità. Nel 2003 viene introdotta dal ministero finlandese come terapia di prima scelta per il trattamento di obesità e fattori di rischio (diabete tipo 2, ipertensione, intolleranza al glucosio, dislipidemia) dando così una rilevanza fondamentale all'efficacia di questo regime alimentare. È una dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico e consiste in un programma dimagrante, a esclusivo indirizzo medico, che prevede l'apporto di una quantità normale di proteine (normoproteica), l'eliminazione quasi totale dei glucidi (ipoglucidica) e un apporto ridotto di lipidi (ipolipidica). Questa dieta si avvale di preparati proteici ottenuti con l'utilizzo di proteine naturali ad alto valore biologico: latte, uova, piselli e soia».

Le differenze tra questa dieta e quelle tradizionali?

«Queste ultime comportano un percorso lungo e difficile da seguire. La dieta “proteica”, invece, non necessita di pesature e porta a un risultato più rapido, consentendo di non perdere costanza e motivazione. Questa dieta non provoca sensazioni di fame e di stanchezza che una restrizione calorica ottenuta con altri regimi generalmente comporta. Oltre a questo, le diete tradizionali fanno dimagrire mantenendo la stessa forma corporea, a differenza della dieta proteica che permette invece un rimodellamento della silhouette, in quanto agisce sul grasso addominale e sui fianchi. La massa muscolare e l'elasticità della pelle vengono invece preservate, evitando la perdita di tono tipica di altre diete».

E per mantenere i risultati?

«La dieta “proteica” prevede un protocollo costituito da tre fasi che devono essere rispettate. Alla fase di dimagrimento (chetogenica), segue una fase di transizione (stabilizzazione del peso) nella quale vengono reintrodotti in modo graduale tutti gli alimenti. La fase finale è quella del mantenimento, dove si raggiunge un equilibrio ponderale attraverso una corretta alimentazione personalizzata in base alle esigenze del paziente».

Per saperne di più:

www.hospitadella.it

Numero verde: 800589004