Cina, il "miracolo" del vescovo di 98 anni guarito dal coronavirus

Un vescovo cinese novantottenne è guarito dal coronavirus dopo dieci giorni. Nella sua esistenza, il monsignore ha subito una "rieducazione"

Cina, il "miracolo" del vescovo di 98 anni guarito dal coronavirus

Il coronavirus non fa troppe differenze: colpisce tutti, ma gli anziani in maniera particolare. Mons. Joseph Zhu Baoyu, novantottenne, cinese, vescovo e cattolico, lo sa bene. Per quanto il prelato ora risulti essere, con lo stupore dei più, fuori pericolo.

E per quanto più di qualcuno già gridi al "miracolo". La vicenda dell'alto ecclesiastico asiatico sta facendo il giro del mondo. E non è un caso che il contagio di alcuni faccia più notizia rispetto ad altri casi. Le comunità cristiano-cattoliche presenti nella Repubblica popolare, del resto, stanno combattendo in modo particolare contro la diffusione del nuovo ceppo virale. Non che gli altri stiano facendo meno - capiamoci - , ma le imprese dei cattolici, forse anche per via del "momentum" storico-politico, stanno balzando agli onori delle cronache con costanza. Basta citare una delle tante altre storie raccontate in queste settimane dai media interazionali: Li Wenliang, un medico che, prima di altri, si era accorto della pericolosità del quadro, adesso è deceduto. La pavidità non fa parte delle caratteristiche di questi uomini.

Papa Francesco ha plaudito pubblicamente all'impegno che il governo sta mettendo in campo per debellare il virus. Il fatto che ad essersi ammalato, in questo periodo denso di dialettica su come dovrebbero essere gestiti i rapporti tra il cattolicesimo e l'ideologia maoista, sia stato pure un vescovo che - stando a quanto riportato dall'edizione odierna di Libero - risulta essere stato "rieducato" in vita dagli ideologi del maoismo comunista, non può che coinvolgere gli animi di tanti.

A fare da sfondo alla narrativa sul presule non è tanto l'episodio dello "schiaffetto" dato dal pontefice alla fedele cinese alla fine dello scorso anno - quella, semmai è una nota di colore, peraltro poi declinatasi con delle scuse ed un incontro formale tra i due protagonisti - . Il focus di base, al limite, è costituito sulla persistenza di quel progetto di "sicinizzazione", ossia di adattamento del culto cristiano-cattolico al comunismo che gli appartenenti alla Chiesa cinese sono costretti ancora oggi a mettere in conto. Sì, nonostante l'accordo provvisorio firmato tra Vaticano e Cina un anno e mezzo fa. Questo, almeno, raccontano le cronache. La caparbietà di un quasi centenario, dinanzi ad una patologia che pare inarrestabile, finisce col condire un dibattito - quello su cosa dovrebbe fare la Chiesa cattolica in Cina - che è in continua evoluzione. La spiritualità, invece, è una costante che non può né essere debellata né messa in discussione, mentre quella di Monsignor Joseph Zhu Baoyu è già una storia simbolo.

Poi c'è la straordinarietà del decorso: il vescovo cinese è stato attaccato dal coronavirus, ma solo per una decina di giorni. Ai miracoli si può non credere, ma la vicissitudine del presule asiatico è di sicuro singolare. Così com'è singolare la fede, sommersa o meno, del del popolo cattolico cinese.

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