Dei profughi non sappiano nulla: chi arriva dichiara un'identità falsa

In un documento della prefettura di Bologna due immigrati con uguale nome e cognome risultano essere nati lo stesso giorno e nello stesso luogo

Dei profughi non sappiano nulla: chi arriva dichiara un'identità falsa

L'Italia ospita a sue spese immigrati senza avere la minima idea di chi siano. Per conoscere le loro storie ci affidiamo ai racconti resi di fronte alle varie commissioni. Per le loro identità personali ci limitiamo a fargli mettere per iscritto nome e cognome al momento dello sbarco.

Ma il più delle volte in entrambi i casi i migranti dichiarano il falso. Si inventano storie e cambiano identità. Lo ha raccontato per filo e per segno al ilgiornale.it un interprete nigeriano che lavora presso le commissioni che decidono sull'ammissibilità (o meno) delle domande di asilo. Molti migranti si disegnano addosso una storia di persecuzioni e fughe da guerre che in realtà non hanno mai vissuto. Le commissioni sono chiamate ad ascoltare racconti che si ripetono identici come se provenissero da uno stesso ritornello imparato a memoria.

Eppure c'è un altro elemento, forse maggiormente inquietante, che sta venendo a galla poco per volta. In Italia, infatti, approdano migliaglia di persone che riescono a portarsi dietro telefoni cellulari ma mai uno straccio di documento di riconoscimento. "Chi approda in Italia dice di non averlo mai avuto o di averlo perso in Libia - ci raccontava l'inteprete nigeriano - Nel mio Paese falsificare documenti e cambiare più volte identità è una cosa normale. Fanno lo stesso durante il riconoscimento a Lampedusa". "La maggior parte delle identità - aggiungeva - vengono inventate all’arrivo, questo rende praticamente impossibile verificare davvero la storia dell'immigrato".

Per avere una conferma "ufficiale", siamo riusciti ad ottenere un documento della prefettura di Bologna che fa accendere più di un campanello d'allarme sulla vicenda. A fine luglio, infatti, il Prefetto del capoluogo emiliano aveva emesso un atto di "allontanamento" di quattro immigrati dai centri di accoglienza per via dei loro comportamenti "fortemente aggressivi e intimidatori". Come riportato nel documento, tre di questi giovani africani sono nati nei primi due giorni di gennaio del 1989. Curioso che nello stesso luogo si vengano a radunare tre persone nate in date che secondo uno studio della Harvard University sono quelle che contano il minor numero di nascite al mondo.

Ma non è tutto. Due degli immigrati "allontanati" sono nati lo stesso giorno (01.01.1989), nello stesso luogo (in Mali) e portano anche lo stesso nome e cognome (Coulibaly Makan). Escludendo che possano essere fratelli (perché chiamarli allo stesso modo?), e considerando le scarsissime possibilità che due persone che non si conoscono (o che siano parenti non stretti) possano essere nate lo stesso giorno e chiamarsi allo stesso modo, c'è da pensare che almeno una delle due sia un'identità inventata di sana pianta.

Ormai è chiaro anche ai fanciulli: di queste persone non conosciamo le vere storie e il più delle volte nemmeno la loro reale identità. Lo confermano gli stessi interpreti nigeriani e lo dimostrano gli atti ufficiali delle prefetture. Eppure continueranno a dire che è solo razzismo.

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