Delitto Scazzi, Cosima in lacrime: "Io e Sabrina mai gelose di Sarah"

Procedimento di secondo grado dinanzi alla corte di assise d’appello. Lo zio di Sarah afferma di essere colpevole: "Lasciate in pace la mia famiglia"

Delitto Scazzi, Cosima in lacrime:  "Io e Sabrina mai gelose di Sarah"

Cosima Serrano, per la prima volta dal suo arresto nel maggio del 2011, rompe il silenzio e decide di parlare al processo di secondo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne strangolata ad Avetrana il 26 agosto del 2010. In primo grado Cosima e la figlia Sabrina sono state condannate all’ergastolo per omicidio e sequestro di persona. In aula Cosima stringe in mano un foglio di appunti. "In primo grado il mio avvocato mi ha consigliato di non parlare perché non sarebbe servito a nulla" esordisce la contadina. Poi commenta il movente indicato dalla sentenza di primo grado: "Si parla di rivalità, gelosia, rancore - dice - ma nessuno mi ha spiegato di quale rancore o quale gelosia si tratti. Dicono che noi abbiamo ucciso Sarah per paura che la gente parlasse, ma sapevamo che c’era una frequentazione di Sabrina con un ragazzo, nata da un’amicizia. Il ragazzo non era fidanzato e neanche Sabrina, sono cose normali, che cosa c’era di male da nascondere?".

Cosima ha spiegato alla Corte d’Assise d’appello che i suoi rapporti con la sorella Concetta, madre di Sarah, erano buoni, "Sono sempre stata a disposizione, quando mia sorella aveva bisogno di aiuto io c’ero sempre". La donna si commuove quando ricostruisce il giorno del delitto, i suoi movimenti in casa, ricorda le ipotesi fatte con i carabinieri sulla scomparsa della nipote. Poi attacca la ricostruzione fatta nella sentenza di primo grado ed in particolare rivolge critiche verso alcuni dei testimoni, Anna Pisanò ed il fioraio di Avetrana Giovanni Buccolieri: "Il fioraio ha fatto un sogno assurdo. Dice di vedermi correre in mezzo alla strada. Inseguire Sarah. Io non ho mai corso in vita mia, ero tornata da poco a casa dopo sei ore di lavoro nei campi con un caldo di 40 gradi. Ero anche più robusta di ora. E poi cosa aveva fatto Sarah per scappare da me? Noi abbiamo visto Sarah l’ultima volta la sera prima, quella mattina non l’abbiamo vista proprio. Lei sapeva che riposavo dopo il lavoro nei campi, non suonava neanche il campanello". Intanto Michele Misseri continua a dire: "Sono stato solo io, mia moglie e mia figlia non c’entrano niente. La mia preoccupazione è che le condannino da innocenti"

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