La denuncia: "Mascherine sospette ai lavoratori di Bankitalia"

Secondo un comunicato della Cisl della Banca d'Italia, riportato dal Tempo, le mascherine fornite ai lavoratori non avrebbero il marchio Ce, né una certificazione chiara

La denuncia: "Mascherine sospette ai lavoratori di Bankitalia"

Niente marchio Ce, né certificazione dell'Inail. Le mascherine fornite ai lavoratori della Banca d'Italia sembrerebbero sospette, con una qualità incerta.

A renderlo noto è il Tempo, che riporta un comunicato della Cisl interna, dove vengono espresse perplessità sull'efficacia dei dispositivi di protezione individuale fornite ai dipendenti, in particolare a quelli del servizio banconote. Secondo il quotidiano, infatti, sulla confezione delle mascherine non sarebbe presente il marchio Ce, che garantisce la conformità del dispositivo alle regole europee. Le scritte sono tutte in cinese e le uniche certificazioni non riporterebbero a un codice comunitario. Per questo, i lavoratori avrebbero chiesto spiegazioni.

Ma, finora, "l'unico documento ricevuto ufficialmente dalla Banca è un catalogo di vendita della società Elogy, che risulta essere una piattaforma che vende servizi e -commerce", ha spiegato la Cisl. Dopo aver analizzato i documenti, il sindacato sarebbe risalito solamente alle presunte caratteristiche del prodotto, con i prezzi e i tempi di consegna. Ma nulla di più. Le mascherine risponderebbero ai requisiti americani che certificano i "facciali filtranti in classe N95" o cinesi "come la Gb2626-2006 che certifica le maschere KN95". Non si tratterebbe, quindi, di un prodotto completamente falso. Ma queste certificazioni, da sole, non bastano per confermare la compatibilità con gli standard europei.

Infatti, in Europa, le mascherine devono essere realizzate seguendo particolari caratteristiche tecniche, sulla base della norma tecnica Uni En 14683:2019. Per rispettare questa norma, i prodotti devono essere resistenti agli schizzi liquidi, traspirabili, capaci di filtrare efficacemente i batteri e in grado di pulire dai microbi.

Il problema, spiega il Tempo, poteva essere risolto rivolgendosi all'Inail, che è stata autorizzata, data la pandemia e la scarsità delle mascherine, ad approvare la validità dei dispositivi di protezione, sulla base delle cartatteristiche. Quindi, se le mascherine non fossero state dotate del marchio Ce, sarebbe stato possibile ricorrere ad un esame dell'Inali, che ne avrebbe assicurato l'efficacia. Sul sito dell'Inail, però, tra i dispositivi autorizzati (fino al 27 aprile) non sono presenti le mascherine fornite dalla Banca d'Italia.

Il sindacato chiede "maggiore chiarezza", dato che alcune mansioni "non permettono il distanziamento interpersonale di almeno un metro previsto dal Dpcm". Secondo la Cisl, la debolezza delle mascherine sarebbe rappresentata sia dalla scarsa "tenuta degli elastici, che si staccano dopo poco tempo dal primo utilizzo", sia dal "inforzo in alluminio che dovrebbe seguire gli allineamenti nasali e che non è funzionale data la scarsa qualità del metallo".

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