Cronache

Quella denuncia di Tiziana: "Sono depressa per i 6 video"

Dopo il suicidio di Tiziana emergono nuovi particolari sulla vicenda che ha coinvolto la ragazza originaria di Napoli che si è tolta la vita

Quella denuncia di Tiziana: "Sono depressa per i 6 video"

Quel gioco si è trasformato in una tragedia. Dopo il suicidio di Tiziana emergono nuovi particolari sulla vicenda che ha coinvolto la ragazza originaria di Napoli che si è tolta la vita. Nel 2015 la ragazza aveva chiesto aiuto con le sue denunce per cancellare dal web quei video che la riguardavano e che lei aveva inviato a 4 persone. Nelle carte dell'inchiesta, come racconta il Corriere, emerge tutta la fragilità della ragazza. Lei stessa nei verbali aveva dichiarato di aver attraversato un peridodo di depressione quando decise di mostrarsi in quelle clip hard inviate poi a quattro amici. Davanti agli inquirenti afferma di essersi fatta riprendere "volontariamente e in piena coscienza", e specifica che le clip sono sei. Poi fa i nomi delle persone a cui aveva inviato il video. L'incubo in rete comincia il 25 aprile del 2015 quando un amico le confida di aver trovato un video a luci rosse che la riguardava su un sito porno. Poi la stessa clip sarebbe comparsa in altri portali hard. Poi un altro amico le racconta di aver trovato su WhatsApp foto tratte da quelle clip. Ed è in questo momento che Tiziana capisce di quanto stia ormai circolando quella serie di video girati mentre faceva sesso. A questo punto fai i nomi dei quattro a cui ha inviato le immagini, e tutti vengono indagati per diffamazione: sono due fratelli emiliani, Antonio ed Enrico Iacuzio, un brindisino che si chiama Christian Rollo, un altro che si chiama Antonio Villano. Poi arriva la gogna. Viene derisa per strada. Non esce più e gli amici la abbandonano. È cominciato così quel calvario che poi l'ha portata a quell'estremo gesto. La sua famiglia è distrutta. La madre chiede giustizia ma soprattutto, durante i funerali, ha rivolto un appello chiaro: "Ridate dignità alla mia Tiziana". Una dignità messa a dura prova da quella ferocia messa in moto con lo scherno in rete.

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