"A bordo due scafisti...". Salvini smonta il teorema dei pm

Lo scorso 10 aprile la procura di Catania ha chiesto il non luogo a procedere per l'ex ministro dell'Interno. Adesso c'è attesa per la decisione di domani

"A bordo due scafisti...": il dossier che smonta il caso Gregoretti

Dovrebbe, salvo clamorose novità, essere l'ultimo atto del caso Gregoretti. L'udienza che oggi avrà luogo nell'aula bunker del carcere di Catania potrebbe portare alla definitiva archiviazione per Matteo Salvini.

Del resto la richiesta della stessa procura etnea, lo scorso 10 aprile, è stata questa: non luogo a procedere per l'imputato, ossia per l'ex ministro dell'Interno.

Il caso Gregoretti

La vicenda Gregoretti parte da lontano. Nel luglio del 2019 dalle stanze del Viminale, all'epoca retto da Matteo Salvini, è arrivato il diniego allo sbarco della nave della Guardia Costiera Gregoretti, nel frattempo ancorata ad Augusta con diversi migranti a bordo. Per quattro giorni, dal 27 al 31 luglio, il ministero dell'Interno ha mantenuto questa posizione.

Lo sbarco è avvenuto dopo le rassicurazioni da parte europea dell'attivazione di una procedura di redistribuzione dei migranti. Il 30 luglio però la procura di Siracusa aveva già aperto un fascicolo nei confronti di Salvini. Le accuse erano quelle di abuso di ufficio e sequestro di persona.

Per competenza le carte sono state passate al tribunale dei ministri di Catania, essendo il leader della Lega ancora in carica. Tuttavia la procura retta da Carmelo Zuccaro già a settembre aveva chiesto l'archiviazione. Si è però arrivati alle udienze preliminari per via della richiesta del tribunale dei ministri al Senato, con l'aula di Palazzo Madama che ha dato il disco verde il 12 febbraio 2020.

Il debutto nelle aule dell'aula bunker di Catania ha dato però la possibilità a Matteo Salvini di sottolineare la sua tesi. Ossia che in quell'occasione non c'è stato alcun sequestro e che, soprattutto, la sua azione è stata concordata con il resto del governo Conte I.

Le memorie difensive di Salvini

L'ex ministro dell'Interno domani sarà a Catania. Con sé, tra le carte portate nella città siciliana, avrà anche copia delle 51 pagine che compongono le sue memorie difensive depositate alla vigilia dell'ultima udienza di aprile.

Si tratta di un documento in cui Salvini, oltre a ripercorrere la vicenda, traccia la sua linea difensiva ricordando alcuni elementi particolari. A partire ad esempio dal fatto che a bordo della Gregoretti vi erano anche due scafisti: “Tutto è confermato – si legge – dall'anomalo ritrovamento di un dispositivo che induceva a ritenere che a bordo fossero presenti degli scafisti”.

C'è poi la questione legata alla strategia concordata con il governo: “Cito per la loro nitidezza – ha scritto Salvini nelle memorie – le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale in data 28 dicembre 2019, in occasione della conferenza stampa di fine anno, affermò: “per quanto riguarda le ricollocazioni abbiamo sempre a livello di Presidenza, anche con l’ausilio del Ministero degli esteri, lavorato noi per ricollocare e quindi consentire poi lo sbarco”.

La posizione dell'intero governo è stata esaminata a lungo dal Gip Nunzio Sarpietro durante questa fase pre processuale. Alcune udienze hanno coinvolto ministri chiave del governo Conte I, da Toninelli e Luigi Di Maio, passando anche per l'ex presidente del consiglio. Proprio dopo aver ascoltato a Roma Giuseppe Conte, Sarpietro ha dichiarato di aver ravvisato “un lavoro di squadra”.

Le 51 pagine delle memorie depositate da Salvini si concludono poi con la rivendicazione del lavoro svolto: “Concludo ricordando le parole con le quali ho assunto l’incarico di Ministro dell’interno – si legge – ho giurato di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione. È con questo spirito che ho sempre agito da Ministro dell’interno, nel rispetto dei miei doveri e della volontà del popolo sovrano”.

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