Ex Ilva, Arcelor paga i fornitori ma resta il rischio blocco

Le assicurazioni dell’amministratore delegato Morselli. Ultimatum degli imprenditori dell’appalto che presidiano le portinerie

Ieri sera l’amministratore delegato di ArcelorMittal Lucia Morselli ha incontrato prima i sindacati metalmeccanici (Fim, Fiom e Uilm) e poi il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro. L'azienda franco-indiana ha assicurato il pagamento del settanta per cento del fatturato agli autotrasportatori (sono in tutto centosessantatré), non solo quindi quello scaduto, ma ha promesso anche la liquidazione delle fatture correnti. Mentre alle aziende dell'appalto-indotto Mittal ha assicurato il pagamento del cento per cento delle fatture scadute con una priorità per le aziende strategiche.


Il presidente ed il direttore di Confindustria Taranto ieri, in tarda serata dopo l'incontro con i vertici di ArcelorMittal, hanno redatto un documento per le aziende che forniscono il siderurgico e che sono in presidio permanente davanti alle portinerie dello stabilimento. La proposta di Mittal, per quanto apra un grande spiraglio (perché ha comunque promesso alcuni pagamenti), genera una divisione tra gli imprenditori dell'indotto perché alcune aziende vengono ritenute strategiche per la fabbrica ed altre no e alcune verranno pagate prima e altre non si sa quando.
Le aziende dell'appalto-indotto siderurgico hanno deciso, però, di non interrompere la protesta. Anche stamattina, infatti, è in corso un presidio di lavoratori delle imprese davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico.


Sempre oggi Confindustria Taranto sottoporrà ad ArcelorMittal un documento che contempla gli importi dovuti scaduti e in scadenza. Resta il problema, come detto, delle aziende non ritenute strategiche per Mittal, ma che sono ugualmente fornitrici del siderurgico. Gli imprenditori che presidiano la portineria C ieri hanno lanciato un ultimatum: se entro le 12 di oggi non saranno effettuati i pagamenti, il presidio di protesta, che comunque non ha bloccato l'ingresso delle materie prime utili per la produzione in fabbrica, si trasformerà in blocco vero e proprio con un impatto inevitabilmente più pesante.


"Il presidio continua perché vogliamo sapere quando avremo la restante parte dei pagamenti e per solidarietà con le aziende dell'indotto. E poi vogliamo maggiori certezze per il futuro. Chi ci assicura che se torniamo a lavorare verremo pagati? E da chi? Da Arcelor Mittal o da Ilva in amministrazione straordinaria? E soprattutto verremo pagati se l'azienda dovesse dichiarare fallimento?" dichiara, tra tanti interrogativi, Giacinto Fallone, uno degli autotrasportatori presenti anche oggi al presidio.


Prima di dichiarare e specificare il pagamento al 100 per cento dei fornitori strategici e al 70 per cento dei trasportatori, martedì sera, in un altro incontro, ArcelorMittal aveva comunicato a sindacati e Confindustria Taranto di aver avviato i pagamenti all'indotto-appalto ma questa assicurazione non era stata ritenuta sufficiente dalle imprese malgrado Confindustria Taranto avesse chiesto una sospensione della protesta sino a giovedì, cioè a oggi.

Commenti

utherpendragon

Gio, 21/11/2019 - 16:11

un'acciaieria che si adegui alle giuste regole sanitarie dei paesi civili non va in malora se il rapporto produttivo è 1500 addetti / milione di tonnellate annue. Il carrozzone exItalsider exILVA ne ha in carico 2300.In più in Italia l'energia è la più cara d'Europa e mancano infrastrutture, per esempio gran parte del prodotto ILVA è movimentato su gomma.In 70 anni la politica italiana ha accumulato debito, demagogia,ignoranza. L' ILVA, come Alitalia e cento altre cattedrali nel deserto che sono nate come greppia per gli amici degli amici, pabulum di tessere per il sindacato , voti per gli "onorevoli" ,ci resterà sul gobbo.