"Chiudi tutto", "Io apro". La battaglia tra ristoratore e Comune

Il ristoratore di Firenze che si batte contro le chiusure anti-Covid. E ora il Comune usa il pugno duro: "Chiusura definitiva"

"Chiudi tutto", "Io apro". La battaglia tra ristoratore e Comune

"Io apro". Momi El Hawi, titolare del ristorante Da Tito, non molla. E si batte a oltranza per far rimanere aperto il locale di Firenze, a costo di non rispettare le norme decise dal governo per evitare la diffusione del nuovo coronavirus. Il locale di via Baracca, come riporta la Nazione, detiene il record di infrazioni delle norme anti-Covid, ma il suo titolare non sembra abbia intenzione di mollare. Nemmeno dopo la decisione del Comune, che ora usa il pugno dure e punta a una chiusura definitiva dell'attività. Il ristoratore, però, non si arrende.

Momi, animatore del movimento Io apro, che contesta le chiusure imposte a bar e ristoranti, nel tempo ha collezionato "numerose vuolazioni alle normative anti-Covid" e l'"inosservanza dei provvedimenti dell'attività". Pur di rimanere aperta, la pizzeria Da Tito, infatti, non ha badato alle multe, alle ordinanze e alle chiusure temporanea, continuando con la sua attività. Non solo. Il ristoratore non è stato fermato nemmeno dai sigilli, rotti a metà aprile dopo la nuova multa collezionata per non aver tenuto chiuso il locale. Sanzioni anche ai clienti seduti ai tavoli. In tutto, stando a quanto ha ricostruito il Corriere della Sera, Momi sarebbe incorso in una ventina di multe per non aver chiuso il locale e aver permesso ai clienti di andare nel suo ristorante.

Adesso è arrivata la risposta del Comune di Firenze, che ieri ha notificato al titolare del ristorante un provvedimento duro: è stato, infatti, avviato l'iter che porterà alla chiusura definitiva dell'attività. Il Comune, d’intesa con la Prefettura, ha deciso di "procedere con gli atti necessari per la chiusura definitiva dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande nei confronti di un esercente del territorio fiorentino". Il provvedimento, spiega Palazzo Vecchio, è arrivato a seguito delle inosservanze delle regole anti-pandemia: "Le violazioni contestate hanno riguardato la reiterata inosservanza dell’obbligo di rimanere chiuso e la rimozione dei sigilli apposti al locale - spiega il Comune -chiara manifestazione del dispregio delle regole di condotta a presidio della salute e della sicurezza pubblica e dei criteri di leale concorrenza che dovrebbero orientare il comportamento non solo di chi opera in un delicato settore del commercio pubblico, ma di qualunque cittadino".

Momi ha dieci giorni di tempo dalla notifica dell'avvio del procedimento per presentare le proprie memorie scritte e i documenti che ritiene opportuni. E, ancora una volta, dichiara battaglia: "Una cosa assurda, percorreremo ogni strada e continueremo a lavorare", ha detto il ristoratore alla Nazione. Proteste contro il provvedimento arrivano anche da Stefano Agnesini, presidente di Confederazione Imprese per l’Italia, che annuncia: "Metteremo in campo la nostra task force di legali e chiederò un incontro al sindaco Nardella.

Condanniamo l’accanimento nei confronti del nostro ristoratore, Momi non è un delinquente, ma un imprenditore che combatte una battaglia per non mandare in mezzo a una strada i suoi cinquanta dipendenti, che è rimasto aperto per necessità aziendale ma anche per mandare un messaggio sindacale a tutti gli iscritti".

Ma l'iter è partito e, dopo la deposizione delle deduzioni di Momi, Palazzo Vecchio potrà emanare il provvedimento entro 30 giorni.

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