Coronavirus

"Chiusure con 2 mesi di ritardo, non ne usciamo prima di luglio"

Secondo il direttore di chirurgia oncologica di Abano potremo uscire a giugno, forse luglio. Prima sarebbe una tragedia

"Chiusure con 2 mesi di ritardo, non ne usciamo prima di luglio"

Cristiano Huscher, direttore di chirurgia oncologica robotica del Policlinico di Abano, intervistato da Il Tempo, si è tolto diversi sassolini dalla scarpa. Ha parlato di chi non fa il proprio lavoro, come “ i giornalisti, che cercano uno scoop, dicendo cose vere e qualche volta non vere. I magistrati, che usano periti di cui sanno, o non sanno, la assoluta incompetenza nel giudicare un fatto. E poi in generale le categorie che lavorano con superficialità”. Ha parlato anche della politica che, a suo parere, sta facendo il suo dovere per cercare di migliorare la situazione. Ma che ha anche avuto carenze non da poco.

Italia chiusa in ritardo. Giugno o luglio per ripartire

Huscher ha sottolineato il rimbalzo di responsabilità tra i politici e i tecnici, sottolineando che a capo delle istituzioni dovrebbe esserci chi se lo merita, e non chi è amico di politici. Di una cosa è convinto, che L’Italia è “stata chiusa con due mesi di ritardo e con migliaia di morti”. Assurdo poi che in Senato vi siano litigi come tra bambini dell’asilo, anche in questo momento di emergenza per l’intera Nazione.

E su quando potremo uscire di casa, il professore ha parlato di giugno, meglio ancora luglio, perché altrimenti, nel nostro Paese, con tutti i problemi che ha, a partire dalle mascherine che non sono vere mascherine e che quindi non servono a molto, perché sì, avranno anche la bandiera italiana, ma non filtrano, sarà una tragedia. Il direttore ha poi voluto ricordare che questo è un virus di cui conosciamo l’esistenza dalla fine del 2019. E nonostante questo non si è fatto nulla per correre ai ripari. Non sono state comprate le mascherine che sarebbero poi servite, non si è cercato il personale medico necessario, non ci si è preoccupati dei letti di terapia intensiva, mandando quindi al collasso gli ospedali. Non è stato fatto nulla nonostante vi fossero le avvisaglie e “i contatti con la Cina erano continui. Anche noi medici andavamo e tornavamo continuamente dalla Cina, perché oggi la Cina è avanti in tutto. Hanno 5, 10 robot nello stesso ospedale, hanno l' intelligenza artificiale, quindi anche noi medici andavamo e venivamo. Nonostante questo non c' è stato nessun genialoide di quelli che la politica ha messo a dirigere l’Istituto superiore di Sanità o l’Istituto del farmaco, e quindi questa malattia si è diffusa spaventosamente”, ha detto chiaramente senza usare mezzi termini.

Ogni giorno teme di essere denunciato

Huscher ha però lanciato una freccia a favore degli ospedali privati, che sono invece stati criticati da alcuni esponenti del M5S. Non sono una vergogna, a patto che facciano bene il loro lavoro e non speculino sulla vita dei pazienti. Anzi, se gestiti correttamente, hanno tutte le qualità degli ospedali pubblici senza averne i difetti. Huscher ha voluto ribadire che in Italia, unico Paese insieme alla Polonia, i medici vengono giudicati penalmente se vi sono complicanze o se il paziente muore. L’accusa è quella di omicidio colposo, anche se la responsabilità non è del sanitario.

In Germania, Inghilterra, Francia, Svizzera, se un paziente muore il medico non viene processato. Sta alla giuria all’interno dell’ospedale esaminarne il lavoro e, nel caso venga trovata una colpa grave, i parenti possono rivolgersi al tribunale penale. La colpa secondo il professore è dell’importante business che c’è dietro, fatto di avvocati, periti, giudici, medici legali. Il professionista ha poi ammesso di lavorare ogni giorno con la paura di essere denunciato dal malato o dai suoi familiari. Ha lavorato un po’ dappertutto, negli Stati Uniti, in Giappone, in Francia, in Inghilterra, ma da nessuna parte ha trovato il business medico che c’è in Italia. E, con una punta di amarezza, è sicuro che non cambierà nulla.

I media non devono spaventare la popolazione, ma aiutarla

La televisione dovrebbe poi aiutare le persone recluse in casa a sopravvivere alla noia e alle giornate troppo lunghe, invece “Cosa dicono alla televisione? Quanti morti, quanti infetti, quante mascherine mancano.

Ma quante mascherine mancano sono cose che vanno dette al ministero della Salute ed all’Istituto superiore di Sanità, la popolazione non va spaventata con notizie che non hanno niente di migliorativo sul comportamento. Un buon leader dice, si fa così e così, perché questo salva la vita a voi. E agli altri” ha concluso Huscher.

Commenti