I beni confiscati alla camorra

I beni confiscati ai casalesi, da risorsa per il territorio al problema della gestione

Casal di Principe è stato per molti anni un territorio in cui il clan dei casalesi spadroneggiava. Agrorinasce è un ente strumentale dei Comuni di Casal di Principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa, S. Marcellino, S. Maria La Fossa e Villa Literno. Dall’anno della sua fondazione nel 1998 ha realizzato molti progetti di valorizzazione dei beni confiscati alla camorra. Oggiamministra 155 beni confiscati alla camorra nei soli sei Comuni soci, molti dei quali già attivi con destinazioni pubbliche, sociali e anche produttive, impegnando nella gestione decine di soggetti sociali e contribuendo alla riduzione dei fitti passivi dei Comuni o al miglioramento dei servizi pubblici ai cittadini. Si possono consultare tutti i dati sui beni confiscati sul sito dedicato.

Uno dei problemi che rimane ancora da risolvere, secondo molte associazioni locali, è la gestione delle aziende confiscate nel lungo termine. Si tratta di un tema molto delicato perché capita che le aziende falliscano dopo pochi mesi dalla confisca e che i lavoratori vengano licenziati. In parte perché le imprese della criminalità organizzata non sono sempre capaci di stare sul mercato senza le pressioni dei camorristi che obbligano i privati a comprare i loro prodotti o a utilizzare i loro servizi e in parte perché a volte gli stessi commissari pubblici non riescono a essere manager o imprenditori.

Questo non è un problema da poco perché se le aziende falliscono o non ne rinascono di nuove che assorbano il vecchio personale, il tutto rischia di trasformarsi in una pubblicità involontaria alla camorra che crea lavoro, mentre lo Stato fa chiudere le imprese. Per questo le associazioni e le istituzioni del territorio chiedono a gran voce che lo Stato dopo essere riuscito ad arrestare una gran parte dei casalesi e dopo aver sequestrato moltissime delle loroaziende e terreni, pensi ora al futuro economico di Casal di Principe e delle aziende sequestrate. Non solamente cercando di mettere sul mercato le aziende tolte ai clan, ove possibile o di assegnarle ad associazioni che possano dar loro una qualche forma di futuro, ma anche di avere una visione economica a 360 gradi per questo territorio. Chiedono anche che vengano promosse politiche industriali per favorire la nascita di nuove imprese locali e l'arrivo di nuovi investimenti. Il territorio è conosciuto nel mondo intero per essere la patria delle mozzarelle e per i suoi prodotti agricoli. Le possibilità quindi non mancano.

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