Tomaso Montanari, eccezionale nella storia dell'arte, e anche nell'arte di manipolare la storia, secondo noi elettoralmente vale un punto/un punto e mezzo. Per il centrodestra.
Così di sinistra-sinistra da ritrovarsi imparentato - come insegna Prezzolini quando scorge affinità originarie tra fascismo e antifascismo - con la destra-destra, Montanari fra università, giornali, editoria, tv e polemiche politiche è da quando scodinzolava alla Leopolda nel 2010 che ce lo troviamo dovunque.
Ieri, ad esempio, non ha fatto in tempo a finire la rappresaglia banditesca contro La Russa che ha annunciato il suo nuovo libro (per Feltrinelli, strano). Titolo: La continuità del male; e vabbè. Sottotitolo: «Perché la destra italiana è ancora fascista»; e aridaje. Tesi (non originalissima in verità): «C'è un lungo filo nero che lega le idee della destra che governa l'Italia al fascismo». Quando l'arte è una passione e il fascismo un'ossessione.
Domanda: cosa resta del fascismo nell'Italia di oggi? Risposta di Montanari: la visione razzista dell'umanità, l'idea di nazione come terra e sangue, l'avversione per ogni principio di eguaglianza, il culto del capo, l'odio per le diversità, il dominio patriarcale, l'apartheid e la violenza. Wow. Mancano: guerra termonucleare totale, cavallette, luna insanguinata.
Questo per quanto riguarda la destra.Per quanto riguarda la sinistra, invece, abbiamo capito che durante il Ventennio se un antifascista diceva certe cose rischiava di finire al confino. Oggi, se le scrive, di andare in classifica.