I "lati oscuri" del presepe di San Pietro

Il presepe in Vaticano sarebbe stato donato da un'Abbazia cara ai devoti della comunità LGBT. Critiche anche per il posizionamento di Gesù bambino

I "lati oscuri" del presepe di San Pietro

Il presepe presente quest'anno a piazza San Pietro continua a far parlare di sè. Dopo le accuse secondo cui l'opera raffigurerebbe "situazioni e personaggi ambigui" tanto da essere definiti "spettrali", ieri la solita incursione delle Femen è stata bloccata dalla gendarmeria vaticana. L'attivista - che è riuscita ad arrivare all'opera in questione - ha "prelevato" solo temporaneamente Gesù dalla composizione. Mai come quest'anno - insomma - il presepe di piazza San Pietro è protagonista delle cronache giornalistiche. Il vaticanista Aldo Maria Valli ha scritto che Gesù - all'interno dell'opera - "sembra quasi un intruso". Ha specificato il giornalista del TG1: "...devo dire che l’uomo nudo si impone su tutto. Sta proprio lì davanti, in primissimo piano, roseo, ben tornito, depilato, con tutti i muscoli disegnati. Ha ragione l’amico pizzaiolo: non sembra per niente un povero, bisognoso di essere rivestito. Sembra piuttosto un modello che si compiace delle sue fattezze". Valli - nella frase citata - si riferisce ad un suo amico pizzaiolo di Borgo Pio che lo ha invitato caldamente a visitare la composizione, la stessa che avrebbe relegato Gesù in ruolo di secondo piano rispetto ad altri, discutibili, personaggi. Un'opera d'arte che - in fin dei conti - finirebbe per "spaventare" piuttosto che per ispirare relativamente alle opere di Misericordia.

Un'altra "accusa" - poi - arriva da Lifesite News. Secondo un articolo di Diane Montagna, la composizione presepepiale sarebbe stata donata al Vaticano da un'abbazia nota per essere un luogo di "devozione" della comunità LGBT. Si legge qui al riguardo:"Il presepe inaugurato lo scorso 7 dicembre 2017, realizzato dalla Bottega d’Arte presepiale Costabile e Cantone di Napoli, che ha come tema le sette opere della Misericordia, è stato, per l’appunto, donato dall’Abbazia di Montevergine, un santuario in provincia di Avellino, caro ai devoti omosessuali e transgender, in quanto al suo interno è venerata la cosiddetta "Madonna gay friendly", un’icona nera conosciuta come anche come "Mamma Schiavona" per via delle sue fattezze orientali". Antonello Sannino - presidente dell'Arcigay di Napoli - ha effettivamente commentato in maniera molto positiva la funzione della "Mamma Schiavona", la "Mamma che tutto perdona": "Per la comunità omosessuale e transessuale di Napoli è un importante simbolo di inclusione e integrazione". E ancora - riferendosi alla Madonna di Montvergine - "c’è una forte devozione popolare tra i credenti" (…) Il pellegrinaggio annuale della Candelora è una sorta di "orgoglio gay ancestrale" e un "modo di accogliere nella cultura della città (Napoli n.d.r.), la figura del femminiello che è dirompente in una società binaria "maschile – femminile". Il presepe - in sintesi - sarebbe stato donato al Papa da un'Abazia che avrebbe tra i devoti molti degli esponenti più celebri e mediatici della comunità LGBT. Troppi addominali, un' origine "insolita" e la figura di Cristo non posta in rilievo: queste, in sintesi, i lati "oscuri" del presepe in Vaticano.

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