I pessimisti salveranno il mondo

Penso a Cioran, a Leopardi, a Ceronetti. E a quanta vita esce dal loro nichilismo

I pessimisti salveranno il mondo

Penso a Cioran, a Leopardi, a Ceronetti. E a quanta vita esce dal loro nichilismo. Il pensiero negativo è molto più stimolante di quello di quanti esaltano i valori positivi, l'amore fra gli uomini, la solidarietà, la retorica dei «liberi ed eguali». Che è menzogna, perché l'uomo non è libero e gli uomini non sono uguali, come l'esperienza ci rende evidente. La visione consolatoria, rassicurante, e al contempo penitenziale del cristianesimo presuppone un'umanità umiliata, rassegnata, che nega la forza e il tormento dell'individuo. Albert Caraco, insuperato nichilista, risponde a quelle illusioni con uno schiaffo: «La fede non è che una vanità come le altre e l'arte di ingannare l'uomo sulla natura del mondo».

La notte di Natale ho incrociato, a Cetona, in luoghi diversi, Guido Ceronetti e il Cardinale Bassetti, il presidente della Cei. Il primo nella solitudine, il secondo nella comunità di padre Eligio per il pranzo con i tossicodipendenti e i poveri. Non ho avvertito una differenza di spiritualità, un abisso tra le due esperienze. Ho sentito l'uomo e i suoi limiti, in una diversa prospettiva di infinito. Lo spirito si agitava più pungente nella casa del poeta, dove era accolto, in grande amicizia, un detenuto in permesso. Situazioni analoghe, umanità degradata e riscattata.

Eppure, a significare la vitalità del pensiero negativo nella sua lucida verità, è più di tutti convincente Friedrich Nietzsche: «Tutte le cose buone sono potenti incentivi alla vita, persino ogni buon libro scritto contro di essa».

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