"È mononucleosi". Ma il 15enne muore per infezione cerebrale: 2 medici nei guai

Sono passati quasi cinque anni dal quel gennaio del 2013, quando il ballerino imperiese, Matteo Maragliotti, moriva all’ospedale di Sanremo, dopo una breve agonia

Morire a 15 anni è già un tragico scherzo del destino e lo diventa ancora di più, se quella morte si sarebbe potuta evitare, con un po’ più di scrupolo. Ci voleva così tanto per capire che quel mal di testa non dipendeva da una sinusite o da una mononucleosi, ma da una infezione cerebrale? Sono passati quasi cinque anni dal quel gennaio del 2013, quando il ballerino imperiese, Matteo Maragliotti, moriva all’ospedale di Sanremo, dopo una breve agonia.

Oggi il giudice monocratico Massimiliano Botti del tribunale di Imperia, ha tirato le proprie conclusioni su quella triste pagina di storia e nell’ambito del processo per omicidio colposo ha assolto il medico di famiglia della giovane vittima, Roberta Thomatis, trasmettendo gli atti alla Procura per altri due medici: Massimo Fichera all'epoca del pronto soccorso di Sanremo (la cui posizione era stata archiviata in corso di indagine) e il neurochirurgo dell’ospedale Santa Corona di Pietra, Filippo Badaloni. Dopo aver letto il dispositivo della sentenza di assoluzione, il giudice ha motivato, con un lungo quanto duro discorso, la decisione di riaprire le indagini.

“Il momento cruciale per la vittima - ha affermato - è da inquadrarsi, tra il 13 e 14 gennaio 2013, quando la gestione del paziente era affidata al dottor Massimo Fichera. Quest’ultimo ha formulato un’ipotesi diagnostica non ancora suffragata da esami del sangue e si è disinteressato della sorte del paziente. Tale mera ipotesi ha verosimilmente fuorviato le valutazione dell’imputata, ridimensionandone notevolmente la colpa. E’ quindi ipotizzabile la responsabilità del dottor Fichera per la morte di Matteo Maragliotti, diversamente da quanto opinato sia dal consulente del pm che dal perito d’ufficio”.

E poi. “Si aggiunga che verosimilmente il dottor Fichera ha mentito in ordine ai dati informativi in suo possesso, al momento dell’accesso di Matteo al pronto soccorso, negando pervicacemente che fosse stata segnalata la cefalea che lo affiggeva”. E ancora: “Alla luce della perizia d’ufficio risulta che un intervento chirurgico, benché non previsto da linee guida o prassi mediche, avrebbe cono ogni probabilità evitato l’evento morte".

Prosegue il giudice: "Tuttavia, il neurochirurgo dell’ospedale di pietra ligure, dottor Filippo Badaloni, pur non avendo a disposizione tutti gli elementi indispensabili per una corretta valutazione del caso, imprudentemente e negligentemente optava per il ricovero di Matteo Maragliotti presso la struttura ospedaliera più distante dal centro neurochirurgico di Pietra Ligure, cioè il reparto di Malattie Infettive di Sanremo e ometteva di tenersi costantemente informato circa il progredire delle condizioni di salute del giovane. Infine non eseguiva per palese imprudenza, negligenza ed imperizia, l’unico intervento che avrebbe potuto scongiurare l’evento morte”.

Nell’affermate che sono emersi elementi a carico di Badaloni, il giudice ha poi aggiunto come la posizione di Fichera sia stata improvvidamente archiviata in corso di indagine. “Sono cinque anni che gridiamo che non doveva morire Matteo - commenta Franco Maragliotti, il papà del giovsne ballerino, che attualmente si trova in missione umanitaria in Sierra Leone -. Adesso comincia a farsi luce, pian piano, su cosa hanno combinato. Non voglio commentare oltre. Credo che sia chiaro che gli sbagli sono stati molti e hanno portato mio figlio a morire. La giustizia faccia il suo corso e chi è responsabile paghi”.