La Juve senza strisce spacca i tifosi

I contradaioli della Lupa preparano i festeggiamenti. La Juventus di Torino vestirà la stessa giubba, il bianco e il nero, non più a strisce ma due colori divisi sulla maglia, come per l'appunto quelli che al palio di Siena è indossata dai fantini della contrada, la quale contrada, guarda un po' le combinazioni, nell'albo ufficiale, conta 37 vittorie nella corsa equestre più pazza (...)

(...) e bella del mondo. La Juventus, dunque, ha scelto la nuova divisa, abbandona la casacca storica e tradizionale, quella che non piace agli americani perché troppo simile alla divisa indossata dagli arbitri di football, e prova a vestire questa nuova maglia che ha già provocato allergie tra i tifosi. Gli sponsor tecnici non trovano opposizione, garantiscono denari e scelgono l'equipaggiamento, detto outfit o kit.

La Juventus ha cambiato il logo, di conseguenza svolta e muta anche il disegno della livrea. Aggiungo, per il godimento dei collezionisti e la bile degli ultras, che la seconda maglia, per la prossima stagione, sarà bianca, con logo e nome dello sponsor in rosso fuoco, i pantaloncini saranno rossi, un abbigliamento indossato in passato dal Milan e dalla nazionale russa, mentre la terza divisa tenderà al blu aereo, così definito dai creativi. Non è il caso di infuriarsi, non è importante il contenitore ma il contenuto, il popolo dei tifosi, in ogni dove, deve fare i conti con le esigenze di mercato; viste maglie improponibili, a scacchi, a strisce diagonali (la seconda del Barça per la prossima temporada sembra disegnata da un serial killer, giallo arancio-limone con tre graffi rosso sangue diagonali).

C'è stato di peggio, divise anatomiche con muscoli disegnati in risalto (Deportivo Palencia in Spagna), apparato cardio circolatorio con due strisce bianche e rosse (colori del club) che corrono verso il cuore per lo Zamora, ancora in Spagna, la maglietta Sprite dell'Inter. Del resto anche gli arbitri, così attaccati al loro mondo-casta, hanno preso strane mode, addio alle famose giacchette nere, si va di giallo evidenziatore, roba da Var, cioè da rivedere al rallentatore per quanto sono brutte e fuori luogo.

La maglia è simbolo di fedeltà, di attaccamento, di iscrizione a un partito unico, personale. Può cambiare qualsiasi colore ma quando entra in campo, indossata da un campione, assume improvvisamente tonalità diverse e allora il contestatore dimentica le critiche. Per la Juventus restano, dunque, il bianco e il nero, così come per la nazionale nessuno potrà cancellare l'azzurro, il rossonero del Milan, il nerazzurro di Inter e Atalanta, il rossoblù bolognese e genoano, il giallorosso romanista, il celeste napoletano. Gli stilisti si sfoghino pure, tanto alla fine vincerà il pallone, a scacchi, bianco, multicolore, di cuoio, sintetico, con o senza microchip. Ma sfera, pallone. Per giocare a calcio. Come sempre e per sempre.

Tony Damascelli

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