L'allarme sui miliziani siriani portati in Libia: "In 64 già in Europa"

Alcuni miliziani islamisti filo turchi portati da Idlib a Tripoli dal governo turco sarebbero già riusciti a raggiungere l'Italia e l'Europa: è allarme sul fronte della sicurezza

Lo scorso 17 gennaio era stato il portavoce del generale Haftar, Ahmed Al Mismari, a parlare della fuga verso l’Europa di alcuni mercenari islamisti siriani portati in Libia dalla Turchia.

In quell’occasione, si è parlato di almeno 41 jihadisti che, una volta arrivati a Tripoli, sono riusciti poi ad oltrepassare il Mediterraneo arrivando quindi in Italia. Adesso a rincarare la dose c’ha pensato, nelle scorse ore, l’osservatorio siriano sui diritti umani.

Quest’ultima è un’organizzazione non governativa con sede a Londra ma che dal 2012 fornisce diverse informazioni sull’andamento del conflitto siriano. A volte è stata giudicata poco attendibile, specialmente dai sostenitori del presidente Bashar Al Assad, tuttavia l’osservatorio è rimasto uno degli enti più continui nel riportare notizie dalla Siria.

E secondo l’Ong, i miliziani islamisti che hanno già raggiunto le coste europee, e dunque probabilmente italiane, sarebbero addirittura 64. Ed altri potrebbero aggiungersi alla lista nelle prossime settimane.

L’arrivo di mercenari siriani in Libia rientra nel piano della Turchia volto a dar manforte alle forze del premier Al Sarraj, a cui il presidente Erdogan a novembre è riuscito a far sottoscrivere un memorandum d’intesa che prevede, tra le altre cose, anche aiuti di natura militare. A partire dallo scorso mese di dicembre, Ankara ha iniziato ad attuare dei veri e propri ponti aerei che hanno fatto portato decine di mercenari siriani nell’area di Tripoli.

Si tratta di combattenti reclutati, con la promessa di uno stipendio da 2.000 Dollari al mese, dalla provincia di Idlib. Qui, nell’ultimo lembo di territorio fuori dal controllo del governo di Damasco e dove in queste ore sono in corso le operazioni dell’esercito siriano per la sua riconquista, dal 2011 operano diversi gruppi islamisti supportati dalla Turchia.

Ankara li ha addestrati e finanziati prima in funzione anti Assad e poi per combattere i curdi. Raggruppati sotto la sigla di Free Syrian Army, al loro interno in realtà si nascondono gruppi che si sono già macchiati di crimini contro la popolazione civile durante gli anni di guerra. Ahrar al Islam e Jaysh al Islam, sono soltanto due delle fazioni islamiste filo turche presenti ad Idlib. In questa provincia tali gruppi spesso sono in minoranza, visto che tra il 2016 ed il 2018 Tahrir Al Sham, gruppo erede del Fronte Al Nusra e dunque della filiale siriana di Al Qaeda, ha preso il sopravvento.

Ecco quindi che Erdogan, quando ha attuato le operazioni militari anti curde, ha fatto ricorso proprio ai gruppi da lui finanziati presenti ad Idlib per portarli nei campi di battaglia del nord della Siria. Sono stati proprio questi miliziani, nella recente operazione “Primavera di pace” portata avanti dal governo turco ad ottobre contro i curdi dello Ypg, a porre in essere crimini quali, tra tutti, il barbaro omicidio della giornalista Hevrin Khalaf.

Il fatto che miliziani di queste fazioni filo islamiste siano adesso presenti in Libia, a pochi passi dall’Italia e dall’Europa, è già di per sé molto allarmante. Se per davvero alcuni di loro siano riusciti ad entrare nel vecchio continente, i rischi sul fronte della sicurezza sono ben evidenti. E non è certo confortante sapere che, nelle intenzioni del governo turco, in totale entro i prossimi mesi almeno 6.000 islamisti prelevati da Idlib dovrebbero giungere sul fronte di Tripoli.

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