"Se avessi voluto colpirlo...", la verità di Adriatici nei verbali

Voghera, l'assessore Massimo Adriatici ha spiegato durante l'interrogatorio che se davvero fosse stato intenzionato a sparare avrebbe esploso più colpi. Ecco il verbale dell'interrogatorio

"Se avessi voluto colpirlo...", la verità di Adriatici nei verbali

Nella notte tra martedì e mercoledì c'è stato il primo interrogatorio nei confronti di Massimo Adriatici, avvocato e assessore alla Sicurezza del comune di Voghera indagato per eccesso di legittima difesa dopo che ha sparato contro Youns El Boussetauoi.

Il gip di Pavia ha convalidato gli arresti domiciliari ma per ragioni di sicurezza l'imputato è stato trasferito, come richiesto dai suoi legali, in un luogo segreto. L'assessore leghista durante l'interrogatorio ha spiegato al Pm che lo interrogava che il suo colpo non è partito volontariamente. "Ma lei è sicuro che il colpo sia partito accidentalmente?" ha chiesto il Pubblico Ministero. Molto precisa la risposta di Adriatici: "Sì, ne sono sicuro… Se avessi voluto sparare volontariamente, avrei esploso più colpi, sfruttando le caratteristiche dell’arma che consente di sparare più colpi in rapida successione. Posso affermare questo anche in virtù dell’addestramento che ho avuto da poliziotto".

Quella sera il titolare del bar "Cervinia" aveva parlato con Adriatici, in quanto assessore alla sicurezza, di un "marocchino", ossia El Boussetauoi, che da quando erano stati riaperti i locali dopo il lockdown non faceva altro che importunare i clienti. Un giorno rubando bottiglie e tartine e un altro infilando loro le mani nei capelli. E anche quella sera, ha spiegato un testimone, è stato Youns ad avvicinarsi minacciosamente contro Adriatici. Aveva passato tutta la serata ad insultare e molestare i clienti del bar "Ligure". "All’interno del locale aveva finto di scagliare una sedia contro il cane di una ragazza proferendo nei confronti della medesima la parola “Vaff…”. Poi era andato verso il barista inveendo contro di lui e gli altri avventori" - dichiara il testimone sul Corriere - "Uscito dal bar aveva scagliato una bottiglia di birra contro la piazzola esterna… La birra l’aveva sottratta poco prima al tavolo di clienti".

Per ultimo poi il marocchino si è avvicinato all'assessore con l'intenzione di attaccarlo, come verbalizzato da Adriatici e confermato da più testimoni: "Notavo il nordafricano avvicinarsi a me con fare aggressivo. Consapevole dei precedenti penali, con la mano sinistra tenevo il telefono e infilavo la mano destra nella tasca impugnando la pistola, che sono solito portare con me la sera quando esco". E aggiunge: "Il soggetto continuava ad avvicinarsi e io rispondevo di stare calmo che stava arrivando la polizia, estraendo l’arma e puntandola verso il basso. Lo stesso mi incalzava chiedendomi che cosa volessi fare, e improvvisamente mi colpiva con forza all’altezza dell’occhio destro. Io cadevo all’indietro battendo il gomito sinistro, la parta alta della schiena e la nuca".

Alla domanda successiva, quando il pm gli ha chiesto il perché non fosse riuscito a difendersi con le mani, Adriatici ha chiarito: "Nella mano sinistra impugnavo il telefono cellulare, mentre con la destra impugnavo la pistola lungo la gamba rivolta verso il basso. Non avrei mai allungato tale braccio verso il cittadino nordafricano". Inoltre, si legge: "L’aggressione poi è stata molto rapida e ho sentito il colpo al volto improvvisamente. Quando ero a terra, ricordo che avevo ancora il braccio destro teso con ancora la pistola ben stretta nella mano. Per istinto, per non far partire il colpo e per non perdere l’arma, preservavo il braccio destro".

Sul perché sia partito il colpo nonostante le sicurezze di regola previste in tutte le armi da fuoco, Adriatici si è giustificato affermando: "Ero consapevole dell’elevata pericolosità del soggetto. Ho ritenuto di estrarre l’arma solo per mostrarla. Volevo solo che lui si accorgesse che io ero armato".

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