LEGGE FERMA IN PARLAMENTO

C'è un Paese al centro del Mediterraneo dove perfino le leggi sono un vestito alla moda. Si chiama Italia. In apparenza tutti giurano che quella legge sacrosanta va scritta, approvata (...)

(...) e incorniciata per giustizia, per dovere, per sicurezza o per libertà, ma se poi segui le loro ragioni scopri che è solo per conformismo, per esserci, per riconoscersi. Alla fine non conta più la ratio, che può essere anche buona, utile o dignitosa. Non importa neppure se sia urgente o necessaria, improcrastinabile, saggia o a costo zero. Conta solo se ti fa fare bella figura. Che legge mi metto questa stagione? Il diritto come estetica o, peggio, come espressione di ruolo sociale. Se sostieni questa «battaglia di civiltà» allora puoi sedere al tavolo giusto. È quello che purtroppo sta accadendo con lo ius soli. E questo al di là delle ragioni di giustizia od opportunità.

Lo ius soli non è più solo un diritto di cittadinanza. È un cappotto, un distintivo, un test di identità. È per questo che è così importante approvarlo prima delle elezioni. Serve, in questi tempi incerti, a definire se si è di sinistra oppure no. I renziani, per esempio, che cosa sono? Quanti ministri sono davvero doc? Comincia così la sfilata dello sciopero della fame, una staffetta che vale come testimonianza. Oggi digiuno io, che fa pure bene alla salute, domani ti metti in lista tu. È un po' come firmare un manifesto: meglio starci. Chi non fa il giorno di magro è senza cuore. Poi però sono tutti preoccupati di non rimetterci troppi voti, perché il guaio della democrazia è che votano proprio tutti.

Ci sono poi le leggi sporche, quelle che si fa fatica a indossare, perché il confine etico è ancora più labile. Non si sa mica dove comincia il bene e finisce il male. Fino a che punto è legittima la difesa? Se un uomo entra nella tua casa per derubarti, che fai? Spari, come spari, quanto conta la paura? Che diritto ha un uomo di ammazzare un ladro? Fino a che punto vale il principio «la mia casa è il mio castello»? Quanto pesa la proprietà privata e quanto vale una vita (la tua e quella del rapinatore)? Una legge sulla riforma della legittima difesa è ferma al Senato. Alla Camera è stata approvata con il no del centrodestra, che la ritiene troppo blanda. È urgente? Se lo si chiede a chi vive sotto il terrore delle rapine ti dice che quella che c'è non basta. Non esiste una verità assoluta e una ricetta facile. Di certo però questa è una legge che non fa tendenza, che non ti assicura un posto al tavolo giusto. È una legge senza digiuni e staffette di scioperi della fame.

E così per sopravvivere tocca arrangiarsi, facendo i conti con il ladro in casa, magari rubando una battuta a Woody Allen: «Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta». Solo che troppo spesso poi finisce in tragedia. Ci scappa il morto: tu o lui.

Vittorio Macioce

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