Libia, lo "schiaffo" Ue all'Italia: "Migranti? No a ricollocamenti"

La Commissione Ue chiude le porte all'ipotesi di ricollocamenti in caso di sbarchi di migranti sulle nostre coste dovuti alla crisi in Libia

Foto di repertorio
Foto di repertorio

Mentre in Libia si combatte continua ad incombere sull'Italia la minaccia di un'ondata di sbarchi sulle nostre coste. Il ministro Salvini nei giorni scorsi è stato molto chiaro e di fatto ha respinto ogni ipotesi di riapertura dei porti: "Restano chiusi", ha sottolineato il titolare del Viminale. Ma per affrontare una eventuale crisi migratoria, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi ha chiesto un'intervento da parte dell'Ue per avviare un piano di ricollocamenti. Piano questo che è destinato a restare nel cassetto. Infatti, secondo quanto riporta l'Agi, fonti della Commissione Ue fanno sapere che Bruxelles non avvierà un programma di ricollocamenti come quello già adottato quattro anni fa. La Commissione Ue spiega poi i motivi di questo rifiuto sulla richiesta del titolare della Farnesina.

Per affrontare l'emergenza Bruxelles parla di due strade. La prima è "approvare la riforma delle regole di Dublino", su cui gli Stati membri continuano a essere divisi. La seconda è invece trovare "un accordo su un meccanismo prevedibile per permettere gli sbarchi e la condivisione di migranti" in attesa della riforma di Dublino. Due strade queste che rischiano di allungare i tempi. Una sorta di trappola che potrebbe far restare in Italia i migranti che potrebbero sbarcare sulle nostre coste con l'inasprirsi della guerra in Libia. Bruxelles per il momento ha deciso di non tendere la mano a Roma respingendo in pieno la richiesta avanzata da Moavero Milanesi. Il braccio di ferro tra l'Unione Europea e il governo continua e l'Italia (ancora una volta) viene lasciata da sola davanti all'emergenza dei flussi migratori.

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