Mandiamo avanti il business. Ma non chiamiamolo sport

Mettiamoci anche Cristiano Ronaldo, così l'album delle figurine Covid sarà a prova di collezionista

Mettiamoci anche Cristiano Ronaldo, così l'album delle figurine Covid sarà a prova di collezionista. E il calcio-business giocherà il suo asso sul piatto dei lamenti. Calcio? No, quello è già abolito. Resta il business. Ci voleva un colpo di testa, troppo chiedere un colpo di genio ai signori di Uefa e Fifa, per capire che il pallone di questa stagione andava riprogrammato, anzi programmato con meno miopia. Invece la dirigenza ha ignobilmente, che fa rima con stupidamente, mantenuto i programmi nel solco di una normalità che non esiste. Servivano testa e genio per capire che i campionati sarebbero stati i più irregolari della storia? Non proprio. Serviva fantasia per evitare gli incontri delle nazionali e dedicare ogni opportunità agli europei, visto che il presidente Uefa ha annunciato che si giocheranno certamente e magari con il pubblico? Era così difficile condensare le coppe in un tempo determinato, anziché gestirle come se nulla fosse?

Semmai sarebbe bastato giocarsela con astuzia: meno business e più occhio allo sport. Ma gli affari sono affari, conta tenere in piedi il circo per ragioni economiche, il risultato sportivo è un fastidioso corollario e il virus si è infilato nella umana debolezza, che non è solo quella fisica: colpisce con facilità. Ci aveva avvisati nella precedente stagione sportiva. Parliamo di sport, appunto. Il ciclismo del Giro d'Italia non sa nemmeno con quanti corridori concluderà la corsa. Una volta si diceva: occhio al doping. Oggi si dice: occhio al virus. Senza dimenticare che l'universo degli atleti è ancora pronto a giocarsi la scommessa delle Olimpiadi. Intendiamoci, anche i Giochi sono un gioco di business, ma lo sport riesce a tenere la testa alta: nel caso Tokyo fosse costretta a lasciar perdere, potremmo davvero dire che il virus lo ha abbattuto. Più di quanto abbia già fatto con il pallone che, ormai da oltre 30 anni, è diventato show-circo-business: ovvero da quando si sono fatti largo interessi e danari delle tv, da quando le coppe europee pagano milioni sonanti per salvare i bilanci dei club. E Chiellini che è un capitano moderno ed intelligente, conferma la tesi. Non è sport, non è più sport: il calcio è un affare o una dannazione. Anche i suoi protagonisti sul campo sanno che un campionato vale solo per i danari che porta in cassa. Altro che scudetto o coppa.

E, in tutto questo, nel dover enumerare giocatori contagiati con velocità da calcolatrice, l'Uefa e la Fifa permettono che, ancora una volta, la furbizia prevalga sulla ingenua onestà: chi non ha mandato i calciatori in nazionale ne godrà qualche privilegio, chi si è assoggettato alla legge delle competizioni se li ritrova in quarantena.

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