Marcianise, revocata la sorveglianza speciale a Raffaele Bellopede

Il 63enne espiò la condanna a 8 anni mezzo di reclusione per estorsione aggravata e continuata dalla metodologia mafiosa prevista ex art 7 della Legge 203/1991, ai danni di commercianti

La Corte di Cassazione ha revocato la sorveglianza speciale e l’obbligo di soggiorno in città nei confronti del 63enne di Marcianise, Raffaele Bellopede. Quest’ultimo, ricordiamolo, figura tra i condannati per i reati di estorsione per conto del clan Belforte. L’unico procedimento aperto nei confronti di Bellopiede, detto “professore”, rimane quindi quello presso la sezione delle misure di prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere a seguito del sequestro effettuato dalla polizia lo scorso dicembre.
Raffaele Bellopede espiò la condanna a 8 anni mezzo di reclusione per estorsione aggravata e continuata dalla metodologia mafiosa prevista ex art 7 della Legge 203/1991, ai danni di commercianti.

Il clan Belforte, storicamente, rappresenta una delle organizzazioni camorristiche più longeve e potenti del Sistema. Radicata sul territorio tra Napoli e Caserta, la sua ascesa è iniziata negli anni ’70; ma è negli anni ’80, con l’affiliazione alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la conseguente faida con la Nuova Famiglia capitanata dal trio Nuvoletta-Bardellino–Alfieri, appoggiati anche dai Sarno, i Misso, i Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano, prima che questi entrassero in conflitto tra loro, che il clan Belforte raggiunge il suo picco di potere.

Giunti ai giorni nostri, invece, la zona di Marcianise, storicamente al di fuori del cartello casalese, rimane il regno del clan Belforte, che si conferma una delle più pericolose realtà criminali anche in ambito regionale. I movimenti del clan Belforte seguono un modello operativo non dissimile da quello dei Casalesi, in termini di struttura organizzativa, forza militare e predisposizione imprenditoriale.

Dai casalesi, però, differiscono principalmente per il forte interesse verso il traffico e la vendita di sostanze stupefacenti; rivelando, in tal senso, maggiori affinità con i clan napoletani rispetto alle linee strategiche proprie della criminalità casalese, che ha sempre evitato la gestione diretta del traffico di stupefacenti.

Il clan, infine, estende la sua influenza, in maniera diretta o attraverso gruppi criminali satelliti, anche nella città di Caserta e nei Comuni confinanti di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista, Casagiove, Recale, Macerata Campania, San Prisco, Maddaloni, San Felice a Cancello e Santa Maria Capua Vetere.

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