"Non ci rendevamo conto a cosa stavamo andando incontro...". Così è iniziato l'incubo Covid

I primi contagi, i centralini intasati, le corse in ospedale e l'incubo dei familiari nelle terapie intensive: un anno fa l'inizio di tutto

Per gentile concessione della casa editrice Historica pubblichiamo un ampio stralcio del capitolo Codogno, l'incidente della storia tratto da Il libro nero del coronavirus - Retroscena e segreti della pandemia che ha sconvolto l'Italia, scritto da Giuseppe De Lorenzo e Andrea Indini. L'opera, pubblicata l'anno scorso, è un viaggio a ritroso che svela al lettore tutti gli errori commessi nella lotta al Covid-19.

Quando il 27 febbraio Omar riesce a raggiungere l’ospedale di Lodi grazie al certificato della Prefettura, che gli permette di uscire dalla zona rossa di Castiglione d’Adda, non sa che quella sarà l’ultima volta che vedrà il padre. Giovanni inizia ad accusare i primi mal di testa il 16 febbraio. Due giorni dopo, quando arriva anche la febbre, decide di andare a farsi visitare dal medico di base, che gli prescrive l’antibiotico. «Ho fatto l’anti influenzale», fa presente. Ma il dottore gli spiega che altri pazienti si sono presentati in ambulatorio e che, pur avendo fatto il vaccino contro l’influenza, presentano gli stessi sintomi. Dopo due giorni, Omar si sente sempre peggio. Così chiede al medico di base di andare a visitare il padre a casa. Passano le ore, ma non si presenta nessuno. Anche il dottore è malato. Il contagio continua a correre senza che nessuno lo sappia. «Poi venerdì (21 febbraio, nda) scoppia il caso di Mattia – ci racconta il giovane – ci attacchiamo a chiamare la Croce Rossa ma i centralini sono tutti intasati». Anche quando riescono a prendere la linea, c’è un operatore che promette loro che saranno richiamati a breve. Tutto inutile. La situazione si sblocca solo la mattina del 22 febbraio quando arriva un’ambulanza a prendere Giovanni per portarlo in ospedale a Lodi. Ai familiari vietano di seguirlo, lasciandoli nell’incertezza. La stessa incertezza che piomba su di loro l’indomani quando si presentano al nosocomio per portargli il cellulare e un cambio di vestiti. «Senza mascherina e guanti qui non potete entrare», li ferma un addetto che fornisce loro i dispositivi necessari. All’interno regna la confusione. Solo in un secondo momento capiranno che tutti quei pazienti accalcati sono in attesa di fare il tampone o di ricevere l’esito del test. Dopo un paio d’ore, un’infermiera li rimanda a casa. «Non preoccupatevi – spiega – suo padre resta dentro anche oggi. Vi facciamo sapere noi qualcosa…».

Per altre quarantotto ore, però, Omar e la madre brancolano nel buio. Il 25 febbraio riescono a mettersi in contatto con il reparto dove è stato ricoverato il padre. Quello che gli comunicano è una vera e propria doccia fredda: Giovanni è stato trasferito nel «reparto blu» dopo esser risultato positivo al tampone del coronavirus. Omar si muove, quindi, per ottenere dal prefetto il permesso per lasciare la «zona rossa», ma solo quando arriva a Lodi un’infermiera gli spiega che l’area, dove vengono curati i malati Covid, non è accessibile. È grazie alla sua insistenza che gli viene concesso di varcare quella soglia che divide i sani dagli infetti: gli fanno indossare la tuta di contenimento e lo portano da Giovanni che è attaccato alla mascherina di ossigeno. Da sabato è allettato e non mangia nulla perché gli antivirali, che gli vengono somministrati per combattere il virus, gli provocano la nausea. Per un quarto d’ora padre e figlio parlano «del più e del meno». «In quel momento – ammette – non ci rendevamo conto, né io né lui, a cosa stavamo andando incontro»

Nella stanza di Giovanni ci sono altri tre pazienti. Alcuni di questi hanno il casco. «Ci vediamo domani», saluta Omar. «Io di qua non mi sposto…», gli risponde il padre. Nel giro di quattro ore, però, la situazione precipita. «Lo abbiamo dovuto sedare perché non passa la notte – gli comunica una dottoressa al telefono – purtroppo è una malattia che ancora non conosciamo». Probabilmente Omar è stato uno dei pochi, se non l’unico, ad essere riuscito ad entrare in un reparto Covid e a vedere il proprio padre prima che questo morisse. A tutti gli altri toccherà una gelida comunicazione. Alcuni medici usano cellulari e tablet per permettere ai pazienti un ultimo saluto ai propri parenti. All’ospedale San Carlo Borromeo di Milano, per esempio, come raccontato al Giornale, la dottoressa Francesca Cortellaro, primario del pronto soccorso, ha un lungo elenco di videochiamate da fare. Le chiama «lista dell’addio». «La sensazione più drammatica è vedere i pazienti morire da soli… ascoltarli mentre ti implorano di salutare i figli e i nipotini». Tutti i contagiati arrivano in ospedale da soli. «Quando stanno per andarsene lo intuiscono – continua la Cortellaro – sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo per capirlo». A mano a mano che l’emergenza si farà sempre più dura, il governo si vedrà costretto a vietare persino i funerali. Le salme saranno direttamente portate dalle camere mortuarie ai forni crematori, in attesa di una sepoltura pianta a distanza. Omar seppellirà il padre il 28 mattina, una settimana dopo averlo salire sull’ambulanza per essere ricoverato. «Dall’ospedale lo hanno portato direttamente al cimitero – ci racconta – abbiamo fatto una funzione breve».

Dopo la morte del padre, l’Asl contatta Omar e i suoi familiari per cercare di mappare le persone e i luoghi frequentati. Sono ancora i primi giorni e si cerca di provare a contenere il contagio risalendo ai «contatti stretti». Tra questi ci sono gli avventori di un bar frequentato da Giovanni. Almeno tre di loro moriranno nelle settimane successive. Ormai cercare di contenere l’onda è del tutto inutile. Il 3 marzo tocca alla sorella 86enne di Giovanni, Giuseppina, che si spegne al policlinico San Martino di Genova. L’anziana soggiorna all’hotel Bel Sit di Alassio insieme a una comitiva di Castiglione d’Adda. I primi sintomi sono del 25 febbraio. Provenendo da una delle «zone rosse» lombarde, la comitiva viene sottoposta a tampone. Giuseppina risulta positiva e viene ricoverata dapprima al San Paolo di Savona e successivamente al San Martino dove viene immediatamente messa in ventilazione assistita. Ben presto, però, le sue condizioni si aggravano e muore per «insufficienza respiratoria».

Qualche giorno dopo il funerale di Giovanni, anche l’Ats prende contatti con i parenti stretti. Si limita, però, a comunicar loro che saranno «monitorati telefonicamente». Monitoraggio che va avanti per la prima settimana, poi vengono completamente dimenticati. Né a Omar né alla madre né al fratello viene fatto il tampone. Così, dopo i quindici giorni di quarantena imposta, possono tornare a uscire di casa. E sì che il 22 febbraio, proprio in considerazione dell'evoluzione della situazione epidemiologica e delle «nuove evidenze scientifiche», il ministero della Salute ha deciso di modificare, per l’ennesima volta, la definizione di caso «sospetto». L’obiettivo è evitare l’insorgere di nuovi focolai diagnosticando per tempo gli infetti.

«C’è stata una non conoscenza dei sanitari che non sono stati in grado di riconoscere immediatamente i sintomi del virus», ammette in quei giorni il commissario all’emergenza Antonio Borrelli. «Le manifestazioni cliniche dei ricoverati erano quelle dell’influenza – conferma Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano – non si è pensato al coronavirus semplicemente perché in Italia non era mai stato segnalato se non per i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani». Come spiega il virologo, «le diagnosi differenziali vengono esguite quando c’è attenzione su un particolare patogeno». E questo, fino a pochi giorni prima che venga a galla il «paziente 1» a Codogno, non viene fatto. Dove vanno ricercate, dunque, le colpe? In parte nei ritardi del ministero della Salute. Perché, nonostante i campanelli d’allarme che arrivano dalla Cina, nessuno dota il sistema sanitario nazionale di linee adeguate per riconoscere il nemico contro cui si deve combattere? Quella diramata da Roberto Speranza il 22 febbraio è solo la prima di una lunghissima serie di disposizioni con cui medici e infermieri dovranno confrontarsi nelle settimane a venire. E, mentre a Roma sembrano tutti concentrati a «rincorrere» i primi focolai individuati, il virus è ormai diffuso in tutta la Regione: all’ospedale di Crema muore una 68enne, già ricoverata in terapia intensiva con una patologia oncologica, e dalla Bergamasca arrivano informazioni allarmanti (nella Val Seriana si moltiplicano i contagi e all’ospedale Papa Giovanni si conta il primo paziente morto arrivato dal nosocomio di Alzano Lombardo). «La progressione è rapida – ammettono dalla Regione Lombardia – è più veloce di quello che ci aspettavamo». Appare già chiaro che il decreto, annunciato dal governo la notte del 22 febbraio e che appunto si limita a «chiudere» il Lodigiano e Vo’ Euganeo, è insufficiente a limitare il dilagare di un virus che ormai arriva anche a lambire i confini di Milano. «Non ci sono evidenze da farci pensare alla chiusura dei servizi pubblici», ribadisce Sala. E così metro, tram e autobus continuano a portare avanti e indietro centinaia di migliaia di persone ogni giorno che vanno avanti a condurre la propria vita come se niente fosse, come se Covid-19 fosse ancora confinato in un Paese molto lontano.

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Commenti

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 10:07

E inutile che ripubblicate i capitoli del libro, tanto non se lo compra nessuno!

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Soloistic69

Dom, 21/02/2021 - 10:11

Dopo 10 anni di tagli alla sanità operati dalla vergognosa sinistra italiana, anche un raffreddore basta a metterci in ginocchio... complimenti!

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Ludovicus

Dom, 21/02/2021 - 10:20

Ma finitela anche voi di spaventare la gente.... tutte queste cose sono successe 1 anno fa quando la situazione, e' vero, era molto difficile perche' ancora non si sapeva niente di questo virus e molta gente e' morta perche' non si sapeva come curarla e cosa fare. Adesso si conosce molto meglio il virus e si sa come curare i malati e infatti muoiono molte meno persone, si riesce a controllare benissimo il decorso della malattia e non c'e' piu' tutta questa emergenza. Per cui fatela finita di terrorizzare la gente con roba vecchia di un anno.

Ely_C

Dom, 21/02/2021 - 10:52

A distanza di un anno dispiace questo purtroppo che non ci siano ancora idee chiare su come curare, su come, per quanto possibile, evitare l'ospedalizzazione con cure appropriate a casa: occorre arrivati a questo punto ascoltare le opinioni di tutti, anche e soprattutto di chi la pensa diversamente e soprattutto di chi opera sul campo pur di salvare vite

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Dom, 21/02/2021 - 11:02

@xgerico - io e tutte le pesone per bene lo hann ocomprato e letto. Lo so che ti dà fastiddio che siete stati scoperti voi comunisti in un gioco più sporco che mai. Ma siete così, fate il male alla gente e poi non volete neppure che protestino. Nate proprio con la testa sbagliata. Preferisco morire che essere conciato come voi. Parlare dell'argomento mai, vero? Solo protestare, strano oggi niente contro Salvini!

Gio56

Dom, 21/02/2021 - 11:29

Ludovicus,lei dice che il virus si conosce molto meglio,effettivamente è vero,però perchè ci troviamo ancora in queste condizioni?Sembra che tra un pò ritorniamo appunto come un anno fa.

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 11:55

@Leonida55-Dom, 21/02/2021 - 11:0- Oggi mi pare che la luna ti giri per storto. Ti sei alzato male?!

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 12:02

@Leonida55-Dom, 21/02/2021 - 11:02- Visto che leggi libri vecchi e non le notizie attuali cosa ne pensi che la Moratti abbia cacciato Trivelli, esperto in pandemia/Lombardia!

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 12:11

@Leonida55-Dom, 21/02/2021 - 11:02- Hai saputo che i camici del cognato di Fontana sono andati a finire in Sicilia perchè neanche la regione Lombardia li voleva in omaggio?!

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 12:26

@Leonida55-Dom, 21/02/2021 - 11:02- Cero che voi leghisti siete fatti male! Tutto il giorno girate con l'elmo con su sopra le corna per farvi riconoscere friggendovi il cervello con il sole cocente, poi venite qui a sbarellare frasi e spropositi inconcludenti!

Ritratto di Gabriele184

Gabriele184

Dom, 21/02/2021 - 12:38

Anziché perdere tempo con ricordi che rasentano il patetico, perché non ci concentriamo sulle possibili cure, ma soprattutto dimostriamo che le chiusure non sono servite a nulla? Polmoniti anomale ce ne sono sempre state.. questi racconti servono solo a dimostrare che solo una piccola parte dei medici sa davvero fare il proprio lavoro con dedizione e coraggio.. la maggior parte si limita ad applicare procedure e protocolli..

Ritratto di Ludovicus

Ludovicus

Dom, 21/02/2021 - 14:24

Gio56 "ci troviamo ancora in queste condizioni".. ma QUALI condizioni?? Oggi la stragrande maggioranza di chi prende il virus viene curata a casa, nel caso in cui sviluppi dei sintomi (e sono comunque pochi), le terapie si stanno svuotando, i malati diminuiscono e anche la mortalita' e' abbattuta rispetto a marzo-maggio. Quindi NON ci troviamo nelle stesse condizioni, a meno di farsi terrorizzare dai media e dalla loro campagna di terrorismo (questo articolo ne e' un esempio) e dai tromboni presunti esperti che vedono l'apocalisse approssimarsi ogni giorno, con bugie di ogni genere ("ho l'ospedale pieno di varianti inglesi!", se lo ricorda?). Sono tutte menzogne, la realta' dice che l'emergenza e' passata da un pezzo. Esca di casa e viva la sua vita.

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 15:15

@Ludovicus-Dom, 21/02/2021 - 14:24- Mi scusa ma lei di quali attestati e in possessi per fare tali affermazioni. e virologo, medico, lavora all'ISS o terrapiattista?

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Ludovicus

Dom, 21/02/2021 - 16:18

xgerico, quali affermazioni? Che era una balla che il presunto esperto Galli aveva "l'ospedale pieno" di varianti inglesi? Semplice, lo hanno smentito alla grande, dati alla mano, gli stessi medici del suo ospedale (cioe' i medici che a differenza del presunto esperto, i malati li vedono veramente su base quotidiana). Io riporto fatti, come vede.

Gio56

Dom, 21/02/2021 - 16:42

ludovicus,ma ha letto bene quello che ho scritto.non e che a furia di leggere xgerico ha imparato da lui a capire le cose.

Ritratto di Ludovicus

Ludovicus

Dom, 21/02/2021 - 16:55

Gio56, ripeto, non siamo nelle stesse condizioni di un anno fa. L'unica cosa che non e' cambiata e' la repressione delle liberta' fondamentali da parte della sinistra con la scusa di "combattere il virus".

xgerico

Dom, 21/02/2021 - 17:19

@Ludovicus-Dom, 21/02/2021 - 16:18- Haaaaaaa capisco dei dati ti basi solo su un ospedale e delle esternazioni di un fanfarone, non dei dati Ufficiali dell'ISS!

Ritratto di pierSiIvio46

pierSiIvio46

Dom, 21/02/2021 - 17:42

...e poi spunta il Leo6776 di turno a dire che "è solo una banale influenza!!"

Ritratto di Ludovicus

Ludovicus

Lun, 22/02/2021 - 11:45

xgerico io prendo i dati dalla pagina dello storico dei valori del Sole 24 ore (dati ufficiali da ISS), e se va a vedere trovera' che le cose stanno come le ho descritte sopra. Le faccio notare inoltre che il fanfarone da lei citato e' da quando e' iniziata questa storia uno dei (sedicenti) esperti tanto ascoltati dal governo, onnipresente su tv e giornali e strumentale nell'orientare l'opinione pubblica verso dosi sempre piu' massicce di terrore e paura.

xgerico

Lun, 22/02/2021 - 16:59

@Ludovicus-Lun, 22/02/2021 - 11:45- Ma come prima mi parla di Galli e dell'ospedale dove opera e li ora mi parla del Sole 24ore? Sia coerente con se stesso, almeno!

Giallone

Mar, 23/02/2021 - 15:09

Allora non ci siamo capiti, Il felpini ha detto di aprire i ristoranti anche di sera.