Sempre più suicidi per crisi ​In tre anni già 471 morti

In tre anni 471 imprenditori e lavoratori si sono tolti la vita. L'attacco delle Partite Iva: "Processiamo i governi come a Norimberga"

Sempre più suicidi per crisi  ​In tre anni già 471 morti

Un anno fa lo aveva detto all’avvocato: «Se mi tolgono la casa, mi ci impicco dentro». Poi la crisi dell’azienda, le cartelle di Equitalia, l’appartamento venduto all’asta. E così Giuseppe Pensierini quella corda intorno al collo se l’è messa davvero un triste pomeriggio di ottobre. Sullo stesso tragico destino l’hanno seguito Massimo, Ivan, Giampiero, Edoardo, Orfeo e Renato. Solo alcuni degli imprenditori e lavoratori che negli ultimi tre anni si sono tolti la vita per colpa di una depressione economica che non molla la presa (guarda il video).

Di loro non si parla spesso. Ma ci sono. «La crisi non è terminata. Anzi: adesso sta rivelando il suo volto peggiore», dice Lino Ricchiuti, presidente nazionale del movimento “Popolo Partite Iva”. L’indignazione per i «suicidi di stato» divampò nel 2011, poi più niente. Dal 2010 l’Istat non registra nemmeno il dato perché è difficile essere certi che chi si uccide lo faccia davvero per problemi economici. E così a schedare il fenomeno rimane solo l’Osservatorio Suicidi per la crisi economica, il laboratorio della Link Campus University che annota casi di cronaca verificati ed accertati. Nel 2014 i suicidi sono stati 201 (+34,9% rispetto a quando Letta sedeva a Palazzo Chigi), scesi appena a 189 nel 2015, mentre nel primo semestre del 2016 siamo già a quota 81: ovvero il 20% in più rispetto alla seconda metà del 2015. In quasi tre anni di governo Renzi, l’Italia ha pianto 471 morti. Un triste elenco in linea con gli anni bui della crisi (nel biennio 2008-2009 sono stati 348) e il 125% in più rispetto al 2012. Senza considerare che la statistica non tiene conto delle tragedie degli ultimi mesi: come quella di P.F., imprenditore milanese che ha mollato la presa impiccandosi in un capannone nei primi giorni di novembre. Nomi, storie, drammi. Dolori cui i governi non riescono a rispondere. «Nemmeno s’immaginano cosa significa tornare a casa e doversi nascondere perché l’amministratore di condominio ti chiede le rate che non puoi pagare».

Ultimamente Renzi si vanta di aver realizzato «il taglio delle tasse più sostanziale della storia». Non è solo un’esagerazione. È proprio una bugia: per l’Istat prima del famoso «Enrico stai sereno» le imposte erano al 43,6%, nel biennio 2014-2015 sono scese appena dello 0,2% e nel 2016 saranno il 42,6%. Non certo una riduzione rivoluzionaria. Senza contare che si tratta del dato percentuale rispetto al Pil: i numeri assoluti dicono infatti che con Monti gli italiani pagavano 700 miliardi di obolo allo Stato e con Renzi sono diventati 712 miliardi. Un salasso. "Il premier – afferma sconsolato Ricchiuti – ha fatto tanti annunci, tante slide, ma alla fine nulla di concreto". Eppure gli imprenditori domandano solo piccoli interventi per sopravvivere. Non vogliono la luna. Chiedono di rivedere le leggi sui costi degli affitti per i locali commerciali e quelle su utenze e rifiuti. Oppure di fare in modo che la Pubblica Amministrazione paghi i suoi debiti in tempo.

Per fermare i suicidi basterebbe anche meno. Basterebbe che Equitalia smettesse di soffocare gli ultimi aneliti di vita delle aziende in difficoltà. «Il governo aveva promesso di lavorarci, ma ha solo peggiorato la situazione», afferma Ricchiuti. Come nel caso della rottamazione delle cartelle esattoriali introdotta con decreto fiscale a ottobre: Renzi ha garantito un piccolo sconto del 20% (in media) a chi ha un contenzioso con Equitalia a condizione che paghi tutto entro settembre 2018. «Si tratta di una barbarie. Se uno fino a oggi non ha pagato, come può farlo in 18 mesi? Anche se c’è lo sconto, dove trova i soldi?».

L’unica soluzione, dice ironico Ricchiuti, è «una rapina in banca». Oppure qualcosa di peggio. «Chissà quanti si uccideranno per colpa di questa falsa rottamazione…». Già, perché i piccoli imprenditori vivono «ogni giorno come se fosse l’ultimo».

E qualcuno (a volte) si arrende. Togliendosi la vita. «Da Monti in poi i governi andrebbero processati come a Norimberga. Hanno permesso che centinaia di noi decidessero di farla finita solo perché non potevano pagare le tasse. Questo è un genocidio».

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