Ora l'Anm punta i piedi: "Vaccino alle toghe o processi più lenti"

L'Anm è in protesta con la decisione di escludere gli operatori della giustizia dalle priorità vaccinali. Ma il ministero non ci sta

Ora l'Anm punta i piedi: "Vaccino alle toghe o processi più lenti"

L'Anm è sul piede di guerra per i vaccini. I magistrati ora pretendono di essere vaccinati perché si considerano lavoratori a rischio nell'attuale situazione epidemica. A questo si collega la minaccia di bloccare i processi non urgenti. "È notizia di questi giorni che il governo prorogherà le misure più rigide di contenimento del rischio del contagio, mantenendo la chiusura degli esercizi commerciali sulla quasi totalità del territorio nazionale e la vigenza di forti restrizioni alla libertà di circolazione dei cittadini. L'attuale situazione epidemica non differisce molto da quella di un anno fa ed è semmai aggravata dal fatto che la diffusione del virus ed il livello di saturazione degli ospedali colpiscono oggi drammaticamente tutto il territorio italiano", si legge in una nota dell'Anm.

"Mentre un anno fa era stata disposta la temporanea sospensione dell'attività giudiziaria (ad eccezione di poche tipologie di procedimenti urgenti), attualmente negli uffici giudiziari di tutta Italia si continua a lavorare con le stesse modalità e con gli stessi ritmi del periodo antecedente la pandemia, con l'unico precario e insoddisfacente meccanismo di cautela costituito dalla disciplina emergenziale", prosegue la nota.

Alla luce di tutto questo, l'Anm vuole maggiori tutele. Nella nota, quindi, l'Associazione nazionale magistrati critica il nuovo piano vaccinale, che "non prevede più, tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia. Il governo considera, dunque, il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione, tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l'esposizione a pericolo per gli operatori". Una decisione che, per i magistrati, "appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall'Unione Europea e richiamati dalla Ministra Cartabia nelle linee programmatiche esposte recentemente al Parlamento".

Per questo motivo l'Anm ha deciso di avviare la protesta, perché "l'esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, specie in un momento di grave recrudescenza dell'emergenza pandemica, imporrà fin da subito il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie che devono essere necessariamente svolte in presenza, donde l'inevitabile allungamento dei tempi di definizione dei processi". Anche per queste ragioni, nella sua nota, "l'Anm invita i dirigenti degli uffici giudiziari, con la sollecitudine che la gravità del momento richiede, ad adottare, a tutela della salute,energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell'attività giudiziaria non urgente".

Tuttavia, le rimostranze dell'Anm sono state respinte: "Il tema delle vaccinazioni per gli operatori del comparto giustizia è stato uno degli argomenti al centro dell'incontro, svolto nei giorni scorsi, tra la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e i vertici dell'Anm e già in quella occasione era stata esposta la linea del governo: procedere per classi di età". Il ministero della Giustizia, quindi, spiega che "in quella occasione, aveva chiesto quale fosse la posizione del governo sull'argomento e che la ministra Cartabia aveva, quindi, spiegato come, pur rappresentando la giustizia un servizio essenziale per il Paese, al fine di rispettare il principio di uguaglianza e di evitare una 'competizionè tra le professioni, la linea del governo fosse quella di non procedere per categorie, ma per classi di età".

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