Papa Francesco: "Migranti portatori di speranza"

Bergoglio all'udienza generale: "La speranza è la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare"

Papa Francesco: "Migranti portatori di speranza"

Nella consueta udienza generale del mercoledì Papa Francesco torna ad affrontare il tema immigrazione: "La speranza è la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti, per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Penso ai migranti". Il Papa spiega che la speranza "è anche la spinta nel cuore di chi accoglie, il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare". Secondo Bergoglio "la speranza è la spinta a condividere il viaggio della vita, come ci ricorda la campagna della Caritas che oggi inauguriamo".

Si chiama "Condividere il Viaggio" la nuova iniziativa della Caritas, ed è a sostegno delle famiglie costrette a migrare. "Vi incoraggio - ha detto il Santo padre - ad aderire a quest’iniziativa lodevole come segno di solidarità con questi nostri fratelli e sorelle bisognosi. Fratelli, non abbiamo paura di condividere il viaggio. Non abbiamo paura di condividere la speranza. Il viaggio si fa in due, quelli che vengono nella nostra terra e noi andiamo verso di noi per capire".

L’incontro con i migranti per Papa Francesco rappresenta "un viaggio a due, ma - ha scandito - senza speranza quel viaggio non si può fare. La speranza - ha poi osservato - non è virtù per gente con lo stomaco pieno. Ecco perché, da sempre, i poveri sono i primi portatori della speranza. In questo senso possiamo dire che i poveri, amche i mendicanti sono i protagonisti della storia". "Per entrare nel mondo, Dio - ha continuato il pontefice - ha avuto bisogno di loro: di Giuseppe e di Maria, dei pastori di Betlemme. Nella notte del primo Natale c’era un mondo che dormiva, adagiato in tante certezze acquisite. Ma gli umili preparavano nel nascondimento la rivoluzione della bontà. Erano poveri di tutto, qualcuno galleggiava poco sopra la soglia della sopravvivenza, ma erano ricchi del bene più prezioso che esiste al mondo, cioè la voglia di cambiamento".

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