QC Terme, il turismo del benessere scalda i motori per la ripartenza

Qc Terme è leader nel settore del turismo del benessere termale. Il gruppo è pronto a ripartire dopo il lungo lockdown. Intervista al CEO Andrea Quadrio Curzio

QC Terme, il turismo del benessere scalda i motori per la ripartenza

Qc Terme spas and resorts è un vero e proprio colosso per quanto riguarda il settore del benessere termale e del turismo a esso legato. Il gruppo, fondato dai fratelli Andrea Quadrio Curzio, attuale CEO, e Saverio, gestisce dieci centri benessere, nove dei quali in Italia (due a Bormio, due a Pré Saint Didier, Milano, Torino, Roma, San Pellegrino, Dolomiti) e uno in Francia (Chamonix, ai piedi del Monte Bianco).

Basta dare un'occhiata ai numeri per capire l'importanza di QC Terme. Nel 2019 i centri della società hanno ospitato oltre 1,2 milioni di clienti, a conferma del ruolo decisivo giocato dal gruppo non solo per lo sviluppo del cosiddetto turismo del benessere, ma anche per quello del mercato strettamente connesso al settore turistico.

QC Terme punta a creare esperienze di benessere totale per gli ospiti che vogliono ''migliorare la loro qualità di vita''. E lo fa attraverso la progettazione, la realizzazione e la gestione di centri termali e di benessere in cui rivive la filosofia dell’antica Roma. Tante le soddisfazioni fin qui raccolte e tanti i progetti nel cassetto, come ad esempio l'apertura di uno stabilimento negli Stati Uniti, nella città di New York.

La pandemia provocata dal Covid-19 ha tuttavia stravolto i piani dell'intero comparto turistico. Il turismo del benessere nel quale opera QC Terme conta circa 2mila piccole e medie aziende, con un giro d'affari stimato in quasi 1,2 miliardi (il 10% del quale rappresentato dalla creatura di Andrea Quadrio Curzio). Ebbene, le ultime settimane di lockdown e i dubbi sull'imminente futuro, costringono il gruppo ad affrontare sfide economiche e sociali piuttosto complicate.

La parola all'azienda – Intervista ad Andrea Quadrio Curzio, CEO di QC Terme spas and resorts

Partiamo con il tema principale. Come si trasformerà l'economia del turismo dopo la fine dell'emergenza Covid-19?

Individuerei almeno due periodi distinti. Uno che inizierà con la fase 2 governo e continuerà fino all'autunno, e un secondo che andrà dall'autunno ad almeno la primavera del 2021. Nel primo periodo ci sarà una contrazione spaventosa del mercato turistico, con una tendenza ad andare verso forme di turismo ''close to home''. Cioè un turismo di prossimità e che consenta di stare a contatto con la natura, anche perché gli spostamenti saranno limitati, tanto per le misure delle autorità quanto, probabilmente, per scelte personali. Dopo ottobre mi aspetto possa esserci una normalizzazione e un ritorno progressivo verso una ridistribuzione di quelle che sono le forme più classiche di turismo. Ma la ''vera normalizzazione'' probabilmente arriverà solo a partire dalla primavera del prossimo anno.

Una spinta per la rinascita dell'intero settore può quindi arrivare dal turismo del benessere?

Il benessere è per antonomasia la prevenzione e la ricerca di uno stato di equilibrio prima dell'insorgenza di una patologia. Questo lockdown prolungato ne ha evidenziato la necessità, il bisogno e l'importanza. In generale, tutto il turismo fa bene alle persone e alla loro qualità di vita. Finito il lockdown e messe in sicurezza le persone, questa esigenza emergerà ancora più forte. Adesso il turismo è forse il settore più massacrato, ma sarà anche uno di quelli di cui ci sarà più voglia quando sarà finita l'emergenza. Inoltre, a fronte di quelle che saranno le necessità di distanziamento sociale, probabilmente aziende e uffici dovranno rivedere anche i periodi di ferie. Il turismo, quindi, si deconcentrerà dall'altissima stagionalizzazione a vantaggio di forme destagionalizate. Il vantaggio del turismo del benessere è proprio questo. Giusto per fare un esempio, nel 2019 i Bagni Vecchi di Bormio hanno fatto 110mila presenze; di queste solo circa 20mila hanno dormito ai Bagni Vecchi. Il resto ha dormito negli hotel del territorio. Il turismo del benessere è insomma un turismo destagionalizzato e di sistema.

Nella fase 2 non si potrà abbassare la guardia. Quali sono i protocolli che sta sviluppando QC Terme per garantire la sicurezza degli ospiti di hotel e centri benessere e termali?

Abbiamo fatto un programma ribattezzato Qc Care. Ci siamo rivolti a un epidemiologo e igienista per la realizzazione di protocolli che consentiranno ai nostri clienti di vivere le loro esperienze di benessere in piena sicurezza. Il piano si articola su una ventina di punti e in tre parti. Ci sono misure di contenimento di carattere generale, misure di contenimento del contagio da contatto e misure di contenimento del contagio in aerosol. Alcune delle misure riguardano il contingentamento degli ingressi e degli accessi agli spogliatoi, il continuo ricambio dell'aria e l'igienizzazzione dell'acqua. In generale le misure sono rivolte al distanziamento e alla sanificazione. Da questo punto di vista per noi cambia poco, nel senso che QC Terme era all'avanguardia già prima del Covid-19. Nei nostri centri avevamo impianti di primissimo livello. La vera novità, per noi, è dare evidenza a quello che già facevamo. In ogni caso nei nostri centri ci sono condizioni di basso rischio. Nell'acqua non c'è evidenza di contagio e in più seguiamo le indicazioni dell'Iss. Ad esempio siamo soliti ''clorare'' l'acqua. Dovrebbero farlo tutti perché è una buona pratica di igiene. E anche nei centri termali è buona pratica inserire la clorazione, che ad oggi non viene fatta da tutti.

Quali sono i progetti nel cassetto che lancerete una volta terminata la situazione di emergenza?

Abbiamo congelato quasi tutti i nostri progetti ma li riprenderemo tutti a tempo debito. Avevamo un piano di espansione piuttosto rilevante: in Veneto, in Lombardia, negli Stati Uniti, in Emilia Romagna, in giro per l'Italia e all'estero. In questo momento, a causa della crisi finanziaria ed economica siamo stati costretti a rallentare.

Cosa dovremo aspettarci nel lungo periodo?

Al momento sono preoccupato. Se quello che succede mette duramente alla prova il nostro gruppo, che è ben strutturato e ha alle spalle un business model di successo, non riesco a immaginare cosa potrà accadere a tanti altri. Ma attenzione, perché non è solo il settore turistico a essere colpito: molto emplicemente chi lavora nel turismo prende in pieno volto l'onda provocata dalla pandemia per primo rispetto agli altri. Nonostante le imminenti difficoltà, e dopo aver superato questo periodo, ritengo che le prospettive saranno positive. Ci sarà ancora più domanda e il turismo diventerà un pilastro del si stema. Certo, da qui a quel momento è necessario che le autorità facciano la loro parte.

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