"Non luogo a procedere" per l'indiano accusato di rapimento

Secondo il gip non si può procedere per l'accusa di rapimento ai danni di una bimba

"Non luogo a procedere" per l'indiano accusato di rapimento

Per il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ragusa di dubbi non ce ne sono: il processo a Ram Lubhay, accusato del rapimento di una bambina di cinque anni, non si deve svolgere.

Non luogo a procedere. Questa la decisione riportata dal Giornale di Sicilia. Il 43enne indiano, accusato di avere tentato di sequestrare una bimba in spiaggia, era stato fermato ed espulso dall'Italia, dopo che le autorità avevano constatato che da dieci anni si trova in Italia irregolarmente.

Se su questo punto c'è poco da obiettare, per l'accusa di tentato rapimento - secondo il gip - non si poteva procedere. Inoltre, un testimone che si trovava in spiaggia a Scoglitti (Ragusa) quando i fatti sono avvenuti, aveva raccontato che a chiamare i carabinieri era stato un amico dei genitori, preoccupato perché per circa 45 secondi la piccola era rimasta in mano a Lubhay, che tuttavia non si sarebbe allontanato per più di dieci metri.

I genitori della bambina avevano poi confermato questa versione dei fatti e dell'accusato, che si era dichiarato innocente, in un interrogatorio durato sette ore, spiegando che non voleva fare male a quella bambina. Forse era un po' ubriaco, qualcuno aveva ipotizzato.

"Resta solo il rammarico di non potere informare il signor Lubhaya", ha commentato l'avvocato Biagio Marco Giudice, che difendeva l'indiano, ribadendo il fatto che è stato espulso dal Paese, dopo essere stato messo in un centro d'accoglienza a Caltanissetta, prima che il procedimento nei suoi confronti si fosse concluso.

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