Grillo realizza il suo sogno: diventare una corrente del Pd

Beppe Grillo forse non ha mai davvero creduto alle stelle. Ne ha contate cinque, ma non erano una costellazione e neppure una mappa, ma solo una giostra, un diversivo, una strada panoramica per tornare al punto di partenza.

Beppe Grillo forse non ha mai davvero creduto alle stelle. Ne ha contate cinque, ma non erano una costellazione e neppure una mappa, ma solo una giostra, un diversivo, una strada panoramica per tornare al punto di partenza. Il visionario in fondo era Gianroberto Casaleggio, l'intellettuale con un passato da anarchico individualista, sedotto dalla rete e dalla democrazia diretta, con il sogno di una comunità di liberi cittadini e lo scetticismo di chi voleva spazzare via i fantasmi del Novecento. Grillo era l'uomo sul palco, il volto, il joker, la maschera populista che incarna rabbia e rancore e li trasforma in vaffa.

L'errore di Casaleggio è stato fidarsi troppo del web come meccanismo di selezione di una classe dirigente. L'uomo qualunque non era lo specchio delle sue idee. Era come Grillo, che quando si è ritrovato solo e orfano si è sentito un personaggio in cerca d'autore. Si è perso e ora il suo desiderio è bussare alla stessa porta di undici anni fa, quella del Pd.

Il Movimento ha detto sì alle alleanze elettorali. Il Pd e i Cinque Stelle correranno insieme dove serve. Il patto di governo si riflette sul territorio. È una scelta di campo. È, come dice Luigi Di Maio, una svolta storica. È anche la fine del sogno di Casaleggio. È come aver chiuso un passaggio spazio-temporale. Tante volte nel Movimento si è parlato di ritorno alle origini. Non è quello che sta succedendo. È un viaggio a ritroso, nel passato, ma troppo indietro. I Cinque Stelle sono tornati all'estate del 2009, qualche mese prima della loro nascita. È come cancellare il senso della loro avventura politica.

Luglio 2009. Il blog di Grillo è da tempo un punto di riferimento per chi non si riconosce nei partiti in campo. Beppe scrive, denuncia, svela intrecci tra politica e finanza, raccoglie consensi trasversali. Non è più un comico, ma un tribuno, una sorta di Saturnino che piccona a destra e a manca. La sua storia, a differenza di quella di Casaleggio, è a sinistra. È incavolato perché i D'Alema, i Veltroni, i Fassino sono i becchini di una lunga tradizione culturale. Non rappresentano nulla. Sono democristiani senza fede dipinti di rosso scolorito.

Beppe si vede come la cura. L'occasione per presentarsi sono le primarie del partito. I candidati ufficiali sono Pierluigi Bersani (sostenuto da D'Alema), Dario Franceschini (lui sì democristiano doc) e il battitore libero Ignazio Marino (appoggiato da Civati). Grillo entra in scena e urla: ci sono anche io. I capi del Pd si guardano in faccia e dicono: ma che vuole questo? La risposta ufficiale è: per candidarti alle primarie devi essere iscritto al Pd. Grillo risponde serafico: nessun problema, mi iscrivo subito. Sceglie il circolo di Arzachena, provincia di Sassari, e paga i 16 euro per la tessera. Troppo facile. I vertici del Pd dicono che non si può fare. Grillo è di Genova e non si può iscrivere in Sardegna e comunque è troppo tardi per candidarsi alle primarie. Doveva tesserarsi prima. Ma prima quando? Eh, prima. Sembra una canzone di Jannacci. Il Pd chiude le porte, gli restituisce la tessera e perfino i sedici euro. L'assalto di Grillo al Partito democratico finisce qui.

Il 4 ottobre 2009, nel giorno di San Francesco d'Assisi, nasce a Milano il Movimento 5 Stelle. È l'inizio di un progetto che scardina l'equilibrio politico della democrazia italiana. Il bipolarismo va in frantumi. I «grillini» raccolgono consensi tra i delusi, i traditi, gli astenuti, i non votanti, gli incazzati, i malmostosi e chi spera di cambiare le cose. L'ingresso nel Palazzo è simile a una invasione barbarica. Magari è quello che serve. I barbari promettono di aprire il Parlamento come un apriscatole. Finiranno con la pochette di Conte come simbolo. In mezzo c'è il mito della trasparenza, il confronto in streaming con Bersani, la conquista di Roma con la Raggi, il «mai con il Pd», il governo con Salvini, il reddito di cittadinanza e il ribaltone con il Conte bis e l'alleanza con Zingaretti, Renzi e Franceschini. Doveva essere una parentesi. Ora è un patto strategico. Grillo è tornato alla base. Ora i Cinque Stelle sono una corrente del Pd. Beppe è pronto per candidarsi alle primarie.

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