Rivolta in Catalogna (ma non è la Lombardia)

Quello temporale è l'unico accostamento che si può fare tra i due eventi, che hanno sia valenza, sia obbiettivi completamente diversi.

Rivolta in Catalogna (ma non è la Lombardia)

I l caso ha voluto che i referendum consultivi per l'autonomia della Lombardia e del Veneto coincidessero quasi con quello con cui il governo catalano nonostante la sentenza di incostituzionalità della Corte suprema, il sequestro delle schede e, poche ore fa, i primi arresti pretende l'indipendenza da Madrid. Ma quello temporale è l'unico accostamento (...)

(...) che si può fare tra i due eventi, che hanno sia valenza, sia obbiettivi completamente diversi. Lombardia e Veneto non puntano neppure a uno statuto speciale, ma semplicemente al diritto di disporre di una parte maggiore delle risorse prodotte, versandone meno al centro; la Catalogna vuole ad ogni costo separarsi dal resto della Spagna e costituirsi in Stato indipendente. Lombardia e Veneto, nonostante il lungo dominio austriaco e le smanie separatiste del primo Bossi, fanno parte integrante dell'Italia sul piano sia culturale, sia politico, sia economico; la Catalogna ha una lunga storia di indipendenza, una propria lingua sensibilmente diversa dallo spagnolo e una cultura propria. Lombardia e Veneto intendono i propri referendum come dichiarazione di intenti, senza pretendere di dare loro neppure in caso (molto probabile) di vittoria, un immediato seguito pratico; la Catalogna, o meglio la metà abbondante dei catalani che presumibilmente voteranno per la secessione, sono intenzionati a procedere in ogni caso per la loro strada. La profonda differenza tra i due referendum è sottolineata anche dalle reazioni che suscitano. Stando agli ultimi sondaggi, molti lombardi e veneti non sanno neppure che tra poco più di un mese saranno chiamati alle urne, altri sanno che si vota ma non esattamente per che cosa e molti altri ancora se ne resteranno a casa. Tutt'altra è l'atmosfera che si respira a Barcellona. Gli indipendenti, che tra l'altro appartengono alla stessa famiglia politica del premier spagnolo Rajoy, stanno facendo di tutto per presentare il referendum come una svolta storica nella vita della Catalogna e rispondendo colpo su colpo alle iniziative «repressive» del governo centrale per bloccare il tutto si sforzano di chiamare le masse alla mobilitazione. In altre parole, se per caso Maroni e Zaja perdessero i loro referendum nelle piazze non succederebbe nulla, mentre in caso di sconfitta, soprattutto se su misura e con contestazioni, del premier Puigdemont e dei suoi seguaci potrebbe succedere di tutto. Il referendum catalano tiene tutta la Ue, schierata all'unanimità con il governo Rajoy, con il fiato sospeso, il nostro non preoccupa nessuno.

Livio Caputo

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