Sardegna, morto l'ultimo indipendentista dopo 50 giorni di sciopero della fame

È morto all'età di 74 anni l'indipendentista sardo Salvatore Doddore Meloni: si era dichiarato prigioniero politico e da 50 giorni faceva lo sciopero della fame in carcere

Sardegna, morto l'ultimo indipendentista dopo 50 giorni di sciopero della fame

È morto questa mattina all’ospedale di Cagliari l'ultimo indipendentista sardo: Salvatore “Doddore” Meloni è deceduto all'età di 74 anni dopo due mesi di sciopero della fame in carcere.

Classe 1943, nato ad Ittiri in provincia di Sassari, era leader del movimento "Meris in domu nostra" (Padroni in casa nostra) e del Paris, Partidu indipendentista sardu. Il suo sogno era di liberare la Sardegna dalla "colonizzazione italiana" e per realizzarlo ha lottato fino alla fine, finendo in carcere più volte e affrontando decine di procedimenti penali.

Nel 1981 aveva progettato un colpo di stato assieme ad altri indipendentisti sardi. Il piano era quasi pronto e la nazione a cui volevano dar vita aveva anche già ottenuto l'appoggio dell'allora primo ministro della Libia, Mu’ammar Gheddafi, quando il complotto fu scoperto e sventato.

Meloni finì in carcere per nove anni: ad oggi è l'unico italiano ad essere stato condannato per cospirazione contro lo Stato. "Mi hanno tenuto 33 giorni in un reparto dell’ospedale di Nuoro con gli aghi sulle braccia, per costringermi a confessare chissà cosa - ha raccontato - Se non mi avessero messo le manette, la nostra nazione esisterebbe dal 1982. Io, comunque, ci credo ancora".

E così il 2 settembre del 2008 ha ritentato di dar vita al sogno della secessione. Il 26 agosto, all'età di 65 anni, ha occupato l’isola di Maldiventre, al largo della costa occidentale della Sardegna, dove si è autoproclamato presidente della Repubrica di Malu Entu e ha provato a fondare il suo tanto sognato stato dei quattro mori. La sua repubblica, però, ha avuto vita brevissima: un blitz della polizia ha messo fine anche a questo tentativo e "Doddore" è finito di nuovo alla sbarra.

"Da quel momento - ha denunciato l’avvocato Cristina Puddu - ha affrontato 24 procedimenti penali. Ma non è tutto, perché anche la figlia, la moglie, il fratello, il nipote, il cognato e molti dei militanti del suo movimento sono stati coinvolti dalle inchieste. Non è una persecuzione giudiziaria questa?". Era recentemente imputato anche nel processo contro gli indipendentisti veneti.

Nemmeno i procedimenti giudiziari, però, lo hanno fermato. Il secessionista ha continuato ad organizzare proteste, occupazioni e ha persino tentato di prendere il potere utilizzando le vie elettorali presentando una lista per conquistare la Regione. Ad aprile due sue condanne sono diventate definitive e Meloni è finito di nuovo in carcere. Avrebbe dovuto scontare 3 anni per evasione fiscale e 1 anno e 8 mesi per falso nella richiesta, poi respinta, di gratuito patrocinio legale.

Dal momento del suo arresto, il 28 aprile scorso, prima a Massama in provincia di Oristano poi nel carcere di Uta a Cagliari, l'indipendentista si è dichiarato prigioniero politico e ha iniziato uno sciopero della fame e della sete. Dopo 50 giorni di detenzione e altrettanti di sciopero, il 29 giugno scorso è stato ricoverato all'ospedale Santissima Trinità di Cagliari in gravissime condizioni. Anche se aveva ricominciato a bere pur proseguendo con lo sciopero della fame, infatti, il suo corpo era ormai gravemente fiaccato.

Così stamattina verso le 9 “Doddore” è morto, dopo aver passato 74 anni a sognare la sua terra dei nuraghi indipendente da Roma. "Le sfide della vita non si possono lasciare a metà - aveva confidato al suo avvocato a metà giugno - Solo così si possono ottenere grandi risultati, so benissimo qual è il rischio che sto correndo in queste ore".

Commenti