Andrea Bocelli, è pronto a celebrare i trent'anni di Romanza, il disco che lo ha consacrato nel mondo, il disco più venduto di un italiano all'estero.
"Le celebrazioni contano fino a un certo punto. Quello che mi scalda davvero il cuore è l'affetto del pubblico che in trent'anni non mi ha mai abbandonato. Sapere che quei brani sono ancora vivi e amati è, per me, la soddisfazione più grande".
Da decenni lei attraversa il mondo. Come sta cambiando, se cambia, la percezione dell'Italia all'estero?
"La percezione dell'Italia all'estero non credo cambi facilmente, e in fondo ha radici profonde. C'è un'Italia che il mondo ammira e rispetta: quella dei grandi talenti, delle menti che hanno cambiato la storia. Penso a Federico Faggin, l'inventore del microchip, della RAM, del touch screen. Di fronte a certi italiani il mondo si toglie il cappello. Ma c'è anche un'altra Italia, quella che frena, che ostacola, che ostruisce, l'Italia burocratizzata. È l'Italia che non piace fuori dai nostri confini. E, forse, spesso piace nemmeno dentro".
Tra pochi giorni siamo tutti chiamati a votare un referendum sulla giustizia che è anche una battaglia politica.
"A differenza di ciò che accade in relazione a temi come il divorzio, o l'aborto, su cui tutti possono avere un'opinione fondata su basi morali, religiose o personali, in casi come questo servono conoscenze specifiche che temo la maggioranza degli italiani, me compreso, non possieda. Chiamati a decidere su una questione giuridica così complessa come la separazione delle carriere in seno alla magistratura, senza le competenze tecniche necessarie, il rischio è che il voto si basi su simpatie o antipatie politiche piuttosto che su una reale comprensione del problema. Pur essendo laureato in legge, io stesso non mi sento in grado di esprimere un giudizio serio e consapevole. Per questo mi affido al parere di giuristi di valore che hanno affrontato l'argomento, con competenza e onestà intellettuale, come Giovanni Falcone e Antonio Di Pietro. Invito a riflettere sulle loro posizioni: sicuramente offrono un punto di riferimento autorevole e rispettato".
Il suo arrivo a cavallo è stato uno dei momenti più spettacolari dell'ultimo Festival di Sanremo. Come l'ha vissuto, 33 anni dopo il suo debutto?
"Il cavallo occupa un posto speciale nella mia vita, subito dopo la musica, e poter unire le due passioni è sempre un privilegio. Quindi l'ho vissuto con grande divertimento. E poi il cavallo è bellezza, e la bellezza, come si è sempre detto, salverà il mondo. Ogni volta che si può creare bellezza senza nuocere a nessuno, penso sia cosa buona e giusta".
A proposito, come mai si chiama Caudillo?
"I cavalli, come le barche, arrivano con un nome che da tradizione non si cambia; nel caso dei cavalli, lo scelgono gli allevatori. Ho rispettato la consuetudine. Caudillo si chiamava già così, come Quarzo e Badillon, gli altri due cavalli che sono con noi".
Tra le canzoni di Sanremo qualcuna l'ha colpita?
"Esprimere un giudizio sulle canzoni in gara non mi appartiene e, francamente, non mi sembrerebbe corretto. Posso dire però che, tra le cose che ho ascoltato, ho apprezzato moltissimo il medley di Laura Pausini".
Timothée Chalamet ha detto che "opera e balletto non interessano nessuno".
"Ciò che penso dell'opera è noto, ne ho fatto la ragione della mia vita. Detto questo, c'è il rischio che Chalamet abbia un po' ragione: l'opera e il balletto appartengono al patrimonio culturale nel senso più nobile del termine, e la cultura oggi è bistrattata. È un fatto acclarato, triste e grave, che dovrebbe preoccupare tutti, perché il progresso si fonda sulla cultura. Senza conoscenza, senza scienza, non si va da nessuna parte. E la scienza, sia chiaro, non è scientismo. Oggi c'è una tendenza diffusa a svalutare tutto ciò che richiede studio e sacrificio per essere apprezzato. Su questo bisogna avere il coraggio di essere onesti".
Lei è una delle conferme che tuttora arie e opere interessano molto, anche i giovani.
"Sì, ma fino a un certo punto. Il mio pubblico, per quanto vasto, resta di nicchia, anche in senso numerico. C'è stato un tempo in cui l'opera raggiungeva anche i piccoli centri, arrivava ovunque. Oggi sarebbe impensabile. Ho avuto il privilegio di farmi ascoltare in tutto il mondo, ma la musica che faccio resta comunque per pochi rispetto alla massa. Che tra questi pochi ci siano anche molti giovani mi riempie di speranza, ma non mi illude".
A proposito di Romanza, in Italia lo celebrerà anche con un concerto in Piazza San Marco, oltre che a Lajatico. Ci saranno scalette particolari con sorprese?
"Le scalette si ritoccano fino all'ultimo, non si finisce mai davvero. Quello che posso dire è che sia Piazza San Marco che il Teatro del Silenzio sono luoghi che parlano da soli, e la musica che vi porteremo dovrà essere all'altezza di tanta bellezza. Il resto lo scopriremo insieme".
Quale sarà la prossima opera che canterà?
"Ci sono
titoli che vorrei ancora approfondire, e magari incidere. Il Rigoletto è uno di questi, e poi c'è Adriana Lecouvreur, opera che sento vicina alla mia vocalità. Sono progetti che stanno maturando. Il momento giusto arriverà".