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Se lo fa la sinistra il provvedimento non è razzista

Il governo firma il decreto sui «porti non sicuri» per l'emergenza sanitaria e a Lampedusa arrivano 107 migranti direttamente dalla Libia

Se lo fa la sinistra il provvedimento non è razzista

Il governo firma il decreto sui «porti non sicuri» per l'emergenza sanitaria e a Lampedusa arrivano 107 migranti direttamente dalla Libia. Ovviamente passando per la zona di ricerca e soccorso maltese senza venire minimamente intercettati e portati in salvo a La Valletta. Non solo: a quindici miglia dalle nostre acque territoriali, in direzione nord est rispetto a Linosa, ciondola la nave Alan Kurdi dei talebani tedeschi dell'accoglienza con 150 migranti raccattati negli ultimi giorni al largo della Libia. In teoria, causa virus, non potrebbe ripetere la solita manfrina dello sbarco del carico umano in Italia. E del suo porto sicuro di arrivo dovrebbe occuparsene la Germania, che non sembra avere la minima intenzione di occuparsi del caso. Al contrario si sta ipotizzando l'azzardata idea di trasbordare i migranti su una nave, non si capisce bene di chi, con personale della Croce rossa a bordo. L'assurdo sarebbe accudirli in mare nel momento in cui il paese ha bisogno di tutte le forze sanitarie a terra per combattere il virus.

Le Ong più estremiste hanno gettato la maschera dimostrando di fregarsene della pandemia e dell'ulteriore emergenza provocata da nuovi sbarchi di migranti in Italia. Non è un caso che i talebani dell'accoglienza siano, come sempre, i tedeschi. Alan Kurdi è la nave di Sea Eye, Ong teutonica sponsorizzata dalla Chiesa protestante. Anche gli oltranzisti di Sea Watch hanno annunciato che stanno per arrivare con la quarta barca omonima, si spera non più comandata da Carola Rackete. Mediterranea, dei no global filo migranti nostrani, vorrebbe salpare verso la Libia, ma è ferma a Licata per lavori sulla nave Mare Jonio.

Altre Ong, più ragionevoli, come Msf si sono schierate sul fronte del virus in Lombardia. E la Ocean Viking, nave che gestivano con Sos Mediterranée, è a Marsiglia sollecitata a levare le ancore dalle nostre acque dal governo italiano. Pure gli spagnoli di Open arms, dopo avere annunciato che volevano riprendere a recuperare migranti, si sono ritirati a Barcellona.

Il decreto sui porti chiusi non fa una piega appellandosi all'emergenza sanitaria provocata dal virus. Però esiste sempre il rischio di un giudice filo Ong, che fa sbarcare i migranti fra gli «osanna» di qualche politico e attivista dei porti aperti a ogni costo già in azione contro il decreto.

Se il governo calasse le brache sarebbe un errore gravissimo. Gli uomini in prima linea sul fronte dell'immigrazione clandestina hanno segnalato a Roma, che la Guardia costiera libica non ha più intenzione di fermare i gommoni. Non sanno dove mettere i migranti garantendo una quarantena. Sia trafficanti di uomini che autorità libiche hanno paura che fra i clandestini possa annidarsi il virus. L'intelligence teme che con la buona stagione non ci siano più barriere a spingere i migranti verso l'Italia scaricando su di noi il pericolo di eventuali contagiati o che si possono infettare dopo lo sbarco. Uno scaricabarile ancora più semplice se tornano le navi delle Ong tedesche a fare da calamita al largo della Libia.

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