"Sparategli, sembra cane": iInsulti all'atleta con la sindrome di Down

Offese e ingiurie nei confronti di Valerio Catoia, atleta con sindrome di Down, su una pagina satirica di Facebook. Sul caso indaga la polizia postale di Latina

In foto, l'atleta 19enne Valerio Catoia
In foto, l'atleta 19enne Valerio Catoia

"Guardatelo, sembra un cane". È soltanto uno degli innumerevoli insulti rivolti a Valerio Catoia, giovane atleta pontino con sindrome di down, da alcuni utenti di una pagina Facebook di satira.

Offese, epiteti denigratori e commenti discriminatori sparati a raffica sotto ad una foto del pluripremiato nuotatore paralimpico. Così, "un manico di haters" - dei veri e propri propugnatori dell'odio a titolo gratuito - si beffeggiava di Valerio Catoia esponendolo al pubblico ludibrio della community più famosa del web. Risa, sollazzi e atti di schernimento che, se da un lato hanno trovato manforte in una sparuta minoranza degli iscritti al social, dall'altro hanno attirato l'attenzione della polizia postale di Latina. E di virtuale, in questa vicenda, rischia di rimanerci davvero ben poco.

Alcuni mesi fa, all'interno di una pagina satirica creata da misteriosi utenti – i profili degli amministratori sembrano essere intenzionalmente fittizi – era stato condiviso un articolo concernente una stoica impresa compiuta dal campione pontino. Nello scritto risalente al luglio del 2017, si encomiava Valerio che, dando prova di grande coraggio, aveva salvato una bimba di dieci anni dall'annegamento tra le acque della Bufalara, a Sabaudia. E gli haters, leoni da testiera improvvisati, non hanno perso tempo per sprecarsi in affermazioni di dubbio gusto e ingiurie a dir poco raccapriccianti nei commenti al post.

"Ha usato il monogommone", scrive uno sconosciuto su Facebook. "Dowgnino... E non è nemmeno un cane", risponde qualche un altro. E giù, a seguire, una raffica di emoji divertite e sfottenti. Ma non è tutto. Agli "epiteti soft" – chiaramente si tratta di un eufemismo – si sono aggiunte espressioni lapidarie e frasi malauguranti: "Bastava sparargli", chiosa la conversazione con toni grevi un utente. Così, con la leggerezza di chi, schermandosi dietro ad un monitor, è certo di non ricevere la pariglia. Ma l'effetto boomerang della diffamazione, soprattutto a mezzo social, talvolta può avere risvolti inattesi.

Un lettore occasionale della pagina ha catturato lo scambio di battute e, senza perdersi d'animo, ha segnalato il caso al papà dell'atleta pontino. Presa atto della grave circostanza, qualche giorno fa, l'uomo ha denunciato l'accaduto alla polizia polizia postale di Latina che starebbe già tentando di risalire ai proprietari del account Facebook.

Intanto, Valerio è lì, che continua a collezionare medaglie col suo fisico scolpito. E un coraggio da leone... Vero.

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