"Serve sangue, il Covid non fermi le donazioni": l'appello di Avis e Centro nazionale sangue

In quest’estate del tutto particolare la costante attenzione alla diffusione del coronavirus sta mettendo in ombra altri problemi che non devono essere sottovalutati.

L’allarme è stato lanciato in questi giorni dal Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali che ha rilevato una preoccupante carenza di scorte di sangue (circa 400 unità) su tutto il territorio nazionale, comprese quelle regioni che solitamente riescono a compensare le carenze di altre. Una flessione preoccupante si registra soprattutto in Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna dove si teme per la copertura delle prossime necessità sanitarie. È evidente che la paura generata dal covid-19 abbia creato preoccupazioni nei donatori aumentando una crisi che, dall’iniziale riduzione del 10% di marzo, è andata peggiorando.

«Anche se il fabbisogno di sangue non si ferma mai, neanche ad agosto - afferma il presidente nazionale Avis, Giampiero Briola - da sempre l’estate è stato un momento delicato per la raccolta sangue, ma mai come ora. Ogni giorno in Italia oltre 1800 pazienti necessitano di trasfusioni per le operazioni chirurgiche, comprese le emergenze e le persone affette da patologie croniche. In un momento così delicato ognuno di noi ha l’opportunità di offrire il proprio piccolo contributo donando sangue utile a garantire un aiuto tempestivo e adeguato a chi ha bisogno».

Per fronteggiare l’inattesa emergenza Avis e il Centro Nazionale Sangue hanno lanciato un appello congiunto a donare. «I centri di raccolta - continua Briola - sono organizzati per garantire tutte le misure di sicurezza necessarie e chiunque, in buona salute e con un stile di vita sano tra i 18 e i 65 anni, può diventare donatore. È sufficiente telefonare per prenotare il prelievo evitando code ed assembramenti» (attraverso GeoBlood è possibile conoscere online la localizzazione dei punti prelievo più vicini - nda).

Donare è semplice e la tecnica è collaudata da oltre un secolo, da quando nel 1818 James Bludell con le trasfusioni salvava da morte certa le puerpere colpite da emorragia. Oggi la procedura è veloce. In genere ci si presenta di mattina a digiuno e il prelievo dura 10/15 minuti; 450 millilitri è la quantità prelevato che corrisponde al 10% del sangue circolante. Dopo, è sufficiente riposarsi per qualche ora e reintegrare i liquidi (il 55% del sangue è composto da acqua) per evitare eventuali sensi di vertigini e stanchezza. Piccoli fastidi superabili se si comprende che le trasfusioni sono un anello importante nella catena della cura. Basta poco: un piccolo gesto di solidarietà.

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