Sfregiato dall'ex fidanzata, Giuseppe Morgante chiede giustizia

C'è amarezza nelle parole di Giuseppe Morgante, sfregiato con l'acido dall'ex fidanzata Sara Del Mastro, condannata a 7 anni e 10 mesi con il rito abbreviato

Giuseppe Morgante ha 30 anni e poco più di un anno fa la sua vita è cambiata per sempre per mano di una donna. Era il 7 maggio 2019 quando, sotto casa sua a Legnano, Giuseppe è stato violentemente aggredito con l'acido da Sara Del Mastro, sua ex fidanzata incapace di accettare la fine della loro relazione. Il gestro estremo e sconsiderato è arrivato dopo mesi di stalking e di pressioni psicologiche subite dall'uomo, che ora deve fare i conti con un'immagine di sé che non riconosce più e che deve imparare ad amare.

"Non so cosa ne sarà della vita della donna che ha cambiato per sempre la mia, costringendomi a guardare allo specchio un’immagine che non riconosco e che dovrò ricostruire prima dentro di me che con le operazioni chirurgiche, ma alla sua decisione di farmi pagare la scelta di non voler più stare con lei, vi sono quelle della Giustizia italiana", ha scritto Giuseppe Morgante in una lettera. Il suo è uno sfogo sentito e doloroso che giunge dopo la decisione di Sara Del Mastro di non ricorrere in Appello dopo la condanna a 7 anni e 10 mesi con rito abbreviato, ottenuto sottoponendosi a una perizia psichiatrica che l'ha ritratta come "vittima di una personalità borderline e narcisistica" ma "capace di intendere e di volere".

"Leggo nella sua decisione il gesto di chi, finalmente, ha capito quanto gravemente ha sbagliato. Ma da vittima voglio sottolineare le pessime decisioni da parte della Giustizia italiana, perché quanto accaduto a me non succeda ad altri", prosegue Morgante nella sua lettera, in cui esprime il suo dissenso per una giustizia, probabilmente, non giusta. Giuseppe, assistito dall'avvocato Domenico Musicco, ha sempre chiesto giustiza e una pena adeguata al reato commesso. Una giustizia commisurata al danno ma anche al periodo antecedente, fatto di "pedinamenti, telefonate mute e violenze" che hanno rappresentato per Giuseppe una vera e propria agonia ma che, alla luce di quanto accaduto "per la Giustizia valgono meno della presunzione di innocenza degli autori del reato". Fin dall'inizio di questa vicenda, in Giuseppe si è insinuato il dubbio di un possibile fattore discriminante nel processo decisionale, perché "è anche peggio perché si presume che possa difendersi, che una donna non possa nuocere alla sua vita". Eppure, uomo o donna che sia, "chi ragiona pensando che una vita sia una sua proprietà, va fermato prima che possa rovinarla".

Adesso, Giuseppe resta in attesa del risarcimento da parte dello Stato per quanto subito. In questo suo lungo e doloroso cammino, oltre al suo legale, ha avuto al suo fianco anche l'associazione Avisl Onlus, che non si arrende davanti alla sentenza di condanna, affinché quanto accaduto a Giuseppe Morgante non accada più. L'associazione, infatti, "intraprenderà una battaglia perché venga creato un fondo per le vittime di reati violenti, capace di intervenire nei risarcimenti quando il colpevole non sia in condizione di farlo o addirittura non venga rintracciato. Come accade per le vittime della strada e della mafia".

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