Tafida Raqeeb, si attende la decisione dell'Alta Corte di Londra

Sono ore decisive per Tafida Raqeeb, la bambina in coma da 7 mesi alla quale i medici del Royal Hospital hanno deciso di staccare la spina del respiratore. L'Alta Corte di Londra si pronuncerà a breve sul caso.

Sono ore decise per i genitori di Tafida Raqeeb, la bambina di dieci anni ricoverata in stato comatoso al Royal Hospital di Londra e alle quale i medici hanno deciso di staccare la spina del respiratore.

Ansia, paura, frustrazione e chissà cos'altro ancora. Difficile immaginare il flusso devastante di sentimenti che attraversa Shelina Begum e Mohammed Raqeeb, rispettivamente la mamma e il papà di Tafida, in attesa che l'Alta Corte di Londra si pronunci sulle sorti della loro unica figlia. Lo scorso 9 febbraio, la piccola è stata colpita da un'aneurisma cerebrale che l'ha costretta al coma per circa 7 mesi.

I medici che trattano Tafida al Royal London Hospital di Whitechapel sembrerebbero essere certi che, data l'entità delle lesioni arteriose, per la piccola non vi sia alcun possibilità di ristabilirsi. Pertanto, i manager di Barts Health NHS Trust, la società che gestisce la struttura, hanno chiesto al giudice incaricato del caso, Alistair MacDonald, di interrompere i trattamenti di supporto vitale. Ma i genitori della bambina, entrambi di religione musulmana, non intendono cedere il passo. Certi che la loro figlia sia ancora vigile, hanno chiesto di poterla trasferire all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova che si è reso disponibile ad accoglierla.

"Tafida riconosce perfettamente la mia presenza, vedo i suoi miglioramenti – ha dichiarato Shelina Belgum nel corso di un'intervista a Famiglia Cristiana – Voglio mia figlia qui con me. Qualunque sia la vita a cui è destinata, voglio che la viva fino in fondo". Secondo gli avvocati che difendono la famiglia Raqeeb, il divieto di trasferimento presso un'altra struttura viola il diritto inalienabile alla professione del credo religioso e alla libera circolazione all’interno dell’Unione Europea. "Se le credenze religiose sono in contrasto con l'interesse del paziente, bisogna agire solo in tutela di quest'ultimo", ha invece detto Katie Gollop, il legale della struttura sanitaria, già coinvolto nel caso del piccolo Charlie Gard.