Il vaccino anti Covid ci cambia il Dna? Smontata la bufala No Vax

La bufala del Dna modificato a causa del vaccino circola in rete da settimane. Con la Presidente della Società Italiana di Microbiologia abbiamo smontato pezzo dopo pezzo questa fake news. "Non c'è alcuna possibilità che accada"

Il vaccino anti Covid ci cambia il Dna? Smontata la bufala No Vax

Il vaccino contro il Covid cambierebbe il Dna: è questa la folle notizia che, da settimane, ogni tanto capita di leggere nell'infinito mondo della rete Internet. Chi frequenta social network, blog e canali vari si sarà certamente imbattuto in qualche utente che, pur non avendo idea di cosa scrivere, si è lasciato andare ad affermazioni di questo tipo. È vero che non bisogna dare spazio a minoranze del genere ma, trattandosi di un argomento delicato che riguarda il mondo intero, è bene smontare pezzo per pezzo questa fake news che non ha alcun senso di esistere.

Come si moltiplica il virus

Sull'argomento è dovuto intervenire anche l'Istituto Superiore di Sanità con le Faq sul Covid a cui ha aggiunto una nuova sezione per confutare le bufale più diffuse online e fuori dal web. Innanzitutto, come funzionano i vaccini ad mRna messi a punto dalla Pfizer-BioNtech e Moderna? Cominciamo spiegando che, il nuovo Coronavirus o Sars-Cov-2 non è altro che un involucro proteico circondato da "corone" di spine (da cui deriva il nome) chiamate Spike ed al cui interno c'è l'Rna del virus, in pratica il suo Dna, quindi il suo libretto di istruzioni per costruire se stesso. Il virus, come gli essere umani, vuole fare dei "figli": si vuole moltiplicare ma non può farlo da solo, ha bisogno di entrare nelle nostre cellule e sfruttare alcune di queste parti, in particolare i ribosomi, per potersi moltiplicare.

Ribosomi e anticorpi. Una volta entrato nel nostro organismo, il virus sfrutta questi ribosomi come fossero una stampante: tramite le istruzioni che gli vengono date, i ribosomi leggono e costruiscono le cose che servono al virus rispetto a quelle che servono a noi. È questa l'infezione che si ha quando siamo infettati dal Coronavirus: il virus si moltiplica e si diffonde andando di cellula in cellula, incontrando altri ribosomi e ripetendo il processo della "stampante". A quel punto, se gli anticorpi riescono ad essere più veloci del virus, lo distruggono e noi guariamo; quando, invece, non riescono a stargli dietro, si hanno sintomi gravi che portano alla mancanza di ossigeno nei polmoni, alla terapia intensiva ed a tutti i problemi che purtroppo ormai conosciamo.

Come funziona il vaccino ad mRna

Cosa hanno pensato di fare Pfizer e Moderna? Di sfruttare le stesse armi che ha il virus: hanno tirato fuori il suo materiale genetico (Rna) ed hanno scoperto che una parte del suo "libretto di istruzioni" serve a produrre le famose corone con il quale il virus si attacca alle nostre cellule. Hanno preso soltanto questa parte e l'hanno messa nel vaccino: per poterla inserire, vista la sua instabilità, l'hanno inserita in una "bolla" di lipidi, cioè grassi, per farla resistere. A questo punto il vaccino cosa fa? Dà ai ribosomi le istruzioni che serviranno a riconoscere le corone del Coronavirus quando (se mai) entrerà nell'organismo ed i ribosomi creano soltanto le spine della corona, che sono innocue ma serviranno a riconoscere e bloccare il virus. Gli anticorpi, a questo punto, riconoscono queste coroncine come estranee e le "mangiano" (quindi le eliminano) memorizzando l'informazione. Dopodiché, se e quando entrerà il vero virus, gli anticorpi si ricorderanno delle spine che hanno mangiato e l'infezione sarà sconfitta. A questo serve il vaccino, questo fa il vaccino. Non cambia alcun Dna.

"Cambierà la vaccinologia"

"Questo vaccino è a Rna messaggero, il virus non c'è e non c'è nient'altro che l'Rna che codifica la proteina Spike, quella che serve al virus ad agganciare il recettore sulle nostre cellule. Questo mRna è una delle prime meraviglie che abbiamo potuto valutare e che credo faranno cambiare tutta la vaccinologia futura perché si è riusciti ad usare il 'messaggero', che è instabile e si degrada facilmente diventando subito una proteina", ha detto in esclusiva per ilgiornale.it la Prof.ssa Stefania Stefani, Presidente della Società Italiana di Microbiologia (SIM). "L'averla mantenuta stabile all'interno di questa nano-particella lipidica che i due vaccini, Pfizer-BioNtech e Moderna hanno come tecnologia, fa in modo che venga veicolata e mantenuta efficiente all'interno delle cellule", sottolinea la microbiologa.

Perché non cambia il Dna

Negazionisti, scettici, no vax e leoni da tastiera possono mettersi l'anima in pace: questi vaccini NON cambieranno alcun Dna. Anzi, rispetto ai vaccini tradizionali, in questo caso non c'è nemmeno traccia del virus. "Il vaccino tradizionale prevede due modalità: o con il virus inattivo, quindi eliminata la virulenza ma mantenendo l'immunogenicità oppure con i vaccini 'uccisi': in quei casi abbiamo le particelle virali che in un caso sono replicanti ma non virulente e nell'altro sono morte. In ogni caso, però, viene immesso un virus nell'organismo. In questi nuovi, invece, il virus non c'è, c'è solo una piccola parte di mRna che riguarda la proteina Spike e che viene degradata. Non c'è nessuna possibilità di integrazione o modificazione", ci ha spiegato la Prof. Stefani.

Anni di studi. Chi pensa che in 10 mesi sia stata messa a punto una tecnica innovativa per produrre i vaccini anti-Covid si sbaglia di grosso un'altra volta: è da anni che la ricerca studia l'mRna come vaccino, c'è tanta esperienza maturata da molti gruppi di ricerca soprattutto nei vaccini contro il cancro. "Se oggi siamo qua, con questa rapidità di allestimento di un vaccino, è grazie alla ricerca scientifica. Non esiste ricerca che da zero va a mille, esistono tanti piccoli passi che vanno insieme ed arrivano un punto in cui viene prodotto il prodotto giusto. La ricerca sull'mRna è lunga e anche piena di insuccessi proprio per la sua degradazione rapida che è una delle caratteristiche principali. Avere ottenuto, adesso, la stabilizzazione e la veicolazione con la nano particella lipidica è, a parere di tutti i ricercatori, un grandissimo passo avanti nella ricerca e nella sua applicazione", sottolinea la microbiologa.

La fake news del Dna modificato. Ma come si è diffusa la storia del vaccino che cambia il Dna? "La rete è piena di affermazioni sbagliate, anti-scientifiche e non provate alle quali la gente crede. Un po' fa parte anche della paura che si ha di qualcosa che è sconosciuta, quando ci si spaventa si può inventare un po' di tutto", ci dice la Stefani, che è preoccupata come tutti i suoi colleghi definendo questa situazione soltanto come "la punta dell'iceberg: noto una posizione anti-scientifica di molte persone, come se si stia confondendo un'opinione rispetto ai risultati scientifici, molta gente parla per opinioni ma non perché abbia valutato il risultato. Si pensa, forse, che la Scienza sia qualcosa di lontano, di negativo. Forse noi non la sappiamo comunicare bene, penso che comunicarla sia molto difficile e che la pandemia che stiamo vivendo abbia dimostrato come questa comunicazione abbia sofferto molto".

Tutti i motivi di vaccini così "veloci"

I no vax e gli scettici ripetono tutti la stessa domanda, in coro, come un disco rotto: perché in passato servivano anni per un vaccino efficace e stavolta lo abbiamo avuto in pochi mesi? "Ci sono diversi motivi, li mettiamo insieme? Io li definirei dicendo che tutti hanno remato dalla stessa parte, questo è il capitolo di cui stiamo parlando", ci dice la Presidente Stefani. Il capitolo di questo meraviglioso libro di Scienza è fatto da quattro punti: "per prima cosa, numerosi gruppi internazionali sapevano che, prima o poi, sarebbe arrivato un nuovo agente patogeno a sconvolgere gli equilibri mondiali e le comunità scientifiche non si sono fatte trovare impreparate; due: quando in Cina è arrivato il nuovo virus è stato subito sequenziato, identificato e messo a disposizione della comunità scientifica in pochissimo tempo; terzo, tutti i soldi sono stati messi dalla stessa parte, nella stessa direzione: chi sviluppa vaccini e terapie ha avuto finanziamenti, questa fonte non si è dispersa e si sta andando tutti nella stessa direzione; quarto, i trials clinici che hanno consentito ai vaccini di essere già pronti sono stati eccezionali".

Trials clinici e rolling review. Eccezionali nel senso che tutto è andato benissimo, c'è stato un numero sensibile di gente disposta volontariamente ad andare in sperimentazione: 45mila per Pfizer e quasi la stessa cifra anche per Moderna, i due vaccini che, non a caso, adesso sono stati approvati dalle agenzie regolatorie. "E poi siamo in un'epoca informatizzata dove, grazie alla tecnologia, tutti i risultati sono arrivati in files che potevano essere facilmente raccolti, identificati e studiati. Ma soprattutto, le agenzie regolatorie che normalmente impiegano molto più tempo a valutare i risultati, questa volta fase 2 e 3 sono andate quasi in contemporanea", ci ha spiegato la microbiologa. Merito della "rolling review", cioè una revisione continua quando una emergenza sanitaria rende necessari dei processi di verifica più snelli, il che implica certamente un'accelerazione ma senza perdere niente nella qualità delle verifiche. Un approccio nuovo che hanno messo insieme per anticipare i tempi. "Questo non vuol dire non valutare i risultati, vuol dire soltanto essere più rapidi. Per cui, capisce bene che tutte queste cose hanno giocato a favore con la prima cosa che ho detto, che la ricerca scientifica aveva già esperienza pregressa sulla piattaforma dei vaccini ad mRna e l'ha potuta applicare e metterla in fila assieme a tutte queste cose. Credo che più bello di così non si può".

Un messaggio per i no vax

L'ultima domanda che abbiamo rivolto alla Presidente della Società Italiana di Microbiologia, dopo una chiacchierata in cui ha spiegato in modo impeccabile il funzionamento di questi vaccini, è stata molto semplice: Prof.ssa Stefani, a chi non si vuole vaccinare cosa diciamo? "Io mi sento di dire che bisogna coniugare la salute con tutto il resto: la salute è un bene primario e mai come nelle malattie infettive la mia salute dipende dalla salute degli altri. Il mio messaggio è l'oggettività dei dati: il vaccino è efficace, sicuro, abbiamo uno strumento che in questo momento è l'arma più efficace che abbiamo per fermare il virus e soprattutto per fermare l'infezione del virus salvaguardando la salute della gente. Trattandosi di una malattia infettiva, il non vaccinarsi significa mettere a repentaglio questo meccanismo perché vuol dire tenere bassa l'immunità di gregge, che aiuta a mantere alto il livello di eliminazione del virus e anche per persone che non lo possono fare. Dico di valutare attentamente ma soprattutto di considerare che la Scienza ha prodotto dei dati estremamenti importanti a favore della vaccinazione. Assolutamente da fare".