Perché il vaccino sui ragazzi funziona meglio che sugli adulti

Al via la somministrazione del vaccino Pfizer negli Stati Uniti per la fascia d'età 12-15 anni, in Italia ed Europa dal 1°luglio. Cosa accade, però, a quelli da 0 a 11 anni? Ecco cosa ci ha detto l'esperto

Perché il vaccino sui ragazzi funziona meglio che sugli adulti

La corsa alla vaccinazione anti-Covid si fa sempre più massiccia: c'è l'ok, finalmente, anche per la somministrazione del vaccino sulle categorie degli adolescenti tra 12 e 15 anni. Se negli Stati Uniti l'avvio è previsto per giovedì 13 maggio, Europa ed Italia puntano alla data del 1° luglio se l'Ema (Agenzia europea del farmaco) darà parere favorevole nelle prossime settimane.

"Protezione al 100%"

Anche questa volta, sarà la Pfizer la prima azienda mondiale a somministrare un vaccino ai minori di 18 anni. "In uno studio di fase 3, il vaccino è stato efficace al 100% e generalmente ben tollerato nei partecipanti di età compresa tra 12 e 15 anni", scrive la Pfizer in un comunicato. La Fda americana ha basato la sua decisione sui dati di uno studio clinico cardine di Fase 3 che ha arruolato 2.260 partecipanti di età compresa tra 12 e 15 anni. I migliori risultati di questo studio, annunciato il 31 marzo 2021, hanno mostrato un'efficacia del vaccino del 100% nei partecipanti con o senza precedente infezione da Sars-Cov-2 e risposte anticorpali robuste. Lo studio ha dimostrato anche come il vaccino sia stato generalmente ben tollerato. I partecipanti continueranno a essere monitorati per la protezione e la sicurezza a lungo termine per altri due anni dopo la loro seconda dose.

Perché soltanto la fascia 12-15?

A questo punto la domanda sorge spontanea: perché si è dato l'ok soltanto ad una micro fascia, 12-15, e non a tutti i bambini da 0 ad 11 anni? Perché proprio quei tre anni in particolare? "Credo che si stia procedendo per fasce d'età perché si tratta di una sperimentazione in vivo e si stanno bruciando i tempi: mentre in altre occasioni i tempi sono molto più dilatati, basti pensare che per la commercializzazione di un vaccino sono necessari tra i 10 e 12 anni, se va bene. Ritengo che la fascia 12-15 sia legata a questa organizzazione: so per certo, perché è stato da loro annunciato, che anche le altre fasce sono in fase di sperimentazione ma si trovano più indietro rispetto a quanto è stato attuato", ha affermato in esclusiva a ilGiornale.it il Prof. Giuseppe Mele, Presidente della Società Italiana Medici Pediatri (SIMPE). Per l'appunto, quel che ci ha detto il presidente trova riscontro nella realtà: il Gamble Vaccine Research Center del Cincinnati Children’s Hospital in Ohio è uno di dieci centri finanziati dall’Istituto Nazionale della Sanità degli Stati Uniti che testano i vaccini ed uno dei primi cinque siti che hanno testato i vaccini Pfizer sui 12-15enni.

Il dottor Robert Frenck, direttore del Centro, ha rilasciato un'intervista esclusiva al Corriere della Sera spiegando che si stanno testando tre gruppi al di sotto dei 12 anni: dai sei mesi ai 2 anni, tra i 2 e i 4 anni e tra 5 ed 11 anni. Come detto, la sperimentazione in vivo è fondamentale per l'approvazione del vaccino Pfizer anche per quelle fasce d'età. "Per esempio, se uso 10 microgrammi di vaccino nel gruppo tra i 5 e i 12 anni e non ci sono problemi passo a 20 microgrammi ma, se riscontro troppi effetti collaterali, non userò quella dose nel gruppo tra i 2 e 5 anni ma solo la dose da 10. Perciò potremmo trovarci a studiare tre dosi tra i 5 e i 12 anni, solo due tra i 2 e i 5 anni e una dose tra i 6 mesi e i due anni". Le notizie più importanti, però, riguardano la risposte imminitarie dei più piccoli che è stata significativamente maggiore rispetto agli adulti.

"Dati esaltanti"

La Pfizer, quindi, sta procedendo alla sperimentazione su tutte le fasce anche se i processi che portano poi all'autorizzazione per la commercializzazione del vaccino sono differenti. "Hanno accelerato certi processi in una fascia perché nelle altre, evidentemente, o non si stanno avendo risultati oppure non ci sono campioni a sufficienza - ci ha detto il Prof. Mele - C'è tutto un processo di fase 1, fase 2 e fase 3 che va fatto, è probabile che nelle fasce inferiori ai 12 anni le fasi non siano state ancora superate anche se le notizie a nostra disposizione sono estremamente esaltanti ed incoraggianti, c'è un'immunità al 100%". Il motivo è presto detto: sia perché l'organismo non sta sviluppando appieno la malattia (quasi tutti i bambini sono asintomatici) ma anche perché il sistema immunitario è efficace ed attivo in quanto esposto continuamente ad un vaccinazione e quindi ad una risposta immunitaria. "E poi perché la risposta infiammatoria non è presente nel bambino rispetto agli adulti. Credo, comunque, che si debba accelerare perché stiamo assistendo a certe malattie nei bambini che precedentemente non stavamo vedendo".

"Bambini untori inconsapevoli"

Il meccanismo attraverso il quale il virus si propaga all'interno dell'organismo umano è legato ad alcuni recettori che nel bambino non sono stati sviluppati ma questo non significa che la malattia non sia seria. "Stiamo vedendo quelle situazioni di "Long Covid" che nessuno aveva considerato ma è un problema che è decisamente presente nell'infanzia rispetto ad altre fasce d'età perché determina una sintomatologia lunga e faticosa che con la vaccinazione si potrà risolvere", afferma il pediatra perché, anche a causa delle varianti, sono molti i bambini in fase pediatrica ed adolescenziale che stanno contraendo il Covid-19. "Noi eravamo convinti che i bambini sarebbero stato gli untori del domani e già un anno fa, a maggio, lanciai un appello. I segnali che abbiamo avuto durante la seconda ondata scoppiata ad ottobre ci hanno detto che gli adolescenti, seppur asintomatici, avrebbero fatto esplodere il processo di diffusione del virus in maniera molto più generalizzata".

"Immunità di gregge? Non prima di un anno"

Cosa succederà, però, alla riapertura delle scuole a settembre se chi è al di sotto dei 12 anni non sarà stato ancora vaccinato? "L'immunità di gregge non l'avremo subito, ci vorrà almeno un altro anno. Si raggiungerà quando il 90% della popolazione sarà vaccinata, a quel punto anche il virus sarà meno energico rispetto a prima, perderà colpi. Le ricerche e la scienza stanno dimostrando come le varianti, nei soggetti immunizzati, non stanno creando chissà cosa, e questo significa molto in termini di prognosi nei nostri confronti", afferma il Prof. Mele. L'esperto ci spiega che dopo 8-10 mesi ognuno di noi farà una terza dose rinforzando sempre di più la risposta immunitaria, ecco perché un anno a cominciare da adesso è da prendere in considerazione. "Nel gregge può esserci anche una pecora non vaccinata ma la rete è tale che non permetterà la circolazione del virus e, se circola, produce comunque meno effetti in termini di virulenza. Ecco perché noi chiediamo che siano vaccinati tutti i bambini, le donne incinte stanno facendo produrre anticorpi ai loro figli".

Il merito della ricerca

La ricerca e la Scienza, soprattutto negli ultimi anni, hanno dato un'impennata alla soluzioni innovative per curare anche più virus e batteri in un'unica soluzione: medici e ricercatori correggono il tiro ed aggiustano continuamente la direzione in modo che l'immunità sia sempre più forte. "Molti anni fa - ci dice Mele - uscì il vaccino tredicivalente anti-pneumococco (si chiamava Prevenar), che sovvertì il concetto perché inserì 13 antigeni all'interno del proprio vaccino. Rispetto al diecivalente ci fu una rivoluzione ma fummo tacciati di connivenza con le Big Pharma. Dopodichè, la loro ricerca è stata così seria che, a distanza di pochi anni, si passò a 19 antigeni diversi. La scienza e la ricerca guardano quanto sta avvenendo, dobbiamo essere grati". Man mano che evolve, la Scienza prende provvedimenti, blocca quelle che sono le varianti o l'antigenicità di un organismo rispetto ad un altro. "Bambini ed anziani, grazie a questi, sono immuni dalle polmoniti che li hanno uccisi negli anni precedenti", conclude.