"Vuoi vedere tua figlia? Pagami o sparisco": madre ricattatrice condannata a un anno e sei mesi

Per mesi ha tenuto sotto scacco l’ex marito chiedendo soldi per fargli vedere la figlia e passare il giusto tempo con lei. Una mamma bresciana è stata condannata a un anno e sei mesi di reclusione senza condizionale per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Il Tribunale di Brescia ha condannato la madre ricattatrice
Il Tribunale di Brescia ha condannato la madre ricattatrice

Per mesi ha tenuto sotto scacco l’ex marito chiedendo soldi per fargli vedere la figlia e passare il giusto tempo con lei. Una mamma bresciana è stata condannata a un anno e sei mesi di reclusione senza condizionale per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Una sentenza, quella del Tribunale di Brescia, che farà scuola in Italia creando un precedente giuridico. La donna, oltre alla condanna, dovrà pagare una provvisionale di euro 5000 in favore del padre (toccherà al giudice civile determinare l'importo del danno, ndr) e le spese del processuali.

Il ricatto della madre

Secondo quanto ricostruito dai legali dell’uomo, gli avvocati Luigi e Giorgio Maione di Brescia, sin dai primi periodi successivi alla separazione di fatto la donna continuava a sostenere come la somma corrisposta come alimenti e quantificata dal Tribunale fosse troppo esigua e insufficiente a mantenere la bambina, pretendendo dall’ex sempre maggiori somme di denaro. “Da qui i primi episodi in cui la madre della bambina subordinava il diritto di visita del resistente al saldo di somme di denaro, asserendo che qualora il resistente non avesse versato tali importi avrebbe dovuto “dire addio“ alla bambina“, hanno spiegato dallo studio Maione. Tutto questo malgrado l’uomo ritenesse che le somme richieste dalla ex moglie fossero pretestuose ed eccessive. Ma lo stesso non poteva che pagare per garantirsi la possibilità di vedere la propria bambina.

Dalla minaccia al denaro pagato per le visite alla bambina

Vere e proprie minacce iniziate nel maggio del 2016 e quindi proseguite fino al giorno della denuncia con l’ex marito che versava per ogni incontro una sorta di tariffario: dalle 200 euro per un pomeriggio a 590 euro per il fine settimana con la figlia. “Quando arrivano i tuoi giorni tua figlia mi spiace ma non te la faccio vedere, non mi faccio trovare - sono le parole della donna messe agli atti -. Non me li vuoi dare? Allora scordati di vedere la bambina perché io non te la faccio trovare“. Al padre non rimaneva che pagare e stare “zitto“ con bonifici concordato che riportavano sulla causale la dicitura “luce gas bimbostore“ perché la signora in più occasioni sosteneva come il costo del mantenimento della bambina avrebbe dovuto includere anche il pagamento delle bollette, il latte in polvere ed i pannolini acquistati al negozio “Bimbostore”. “Sappi che siamo solo all’inizio di una lunga guerra - aveva scritto in uno dei tanti messaggi di minaccia al padre -. Quando mi avrai fatto il bonifico di 590 la vedrai. Fino ad allora scordatela“. Tanto è bastato per convincere il Tribunale che la donna ha subordinato il diritto di visita alla bambina al versamento di importanti somme di denaro, che il padre ha sempre provveduto ad effettuare pur di garantirsi la possibilità di trascorrere qualche ora con la propria figlia.

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