Rovello si trova al numero 3 di via Ariberto ed è un bistrot che può essere raccontato in vari modi. Da un punto di vista imprenditoriale si tratta di uno dei tre locali di Michele De Liguoro, il capofila del gruppo che comprende anche Trattoria da Panciroli e Poliform Café (e un wine bar sempre in via Ariberto). Da un punto di vista storico si tratta dell’erede del Rovello 18 che si trovava in via Tivoli fino al 2024, aperto nel 1988 dalla mamma di Michele, Cinzia, a sua volta proveniente da una stirpe di ristoratori di successo. Ma io preferisco raccontare Rovello come un moderno locale di ispirazione spagnola, con un grande bancone che domina la sala e che consente ai clienti più movimentisti di dialogare con una brigata attenta e laboriosa. Ci sono anche, tutt’attorno al «desk», dei tavoli molto ravvicinati, alla francese, ma sappiate che questo è un posto più elettrico che romantico.
Il menu è sospeso tra cucina regionale italiana e ispirazioni basche: tra gli antipasti ho provato dei notevoli Peperoni tonnati, una Salsiccia di Bra con focaccia e un «devastante» Midollo alla brace (che è il cuore della cucina). Ci sono anche l’Insalata russa con gamberi rossi, le Acciughe del Cantabrico con burro e pan brioche e la Xistorra con friggitelli. Ho saltato i primi (ma devo ammettere che giardando girare i piatti di Tagliatelle con salsiccia di Bra, la Cacio e pepe e le Pappardelle con porcini ho avuto modo di pentirmene) e mi sono diretto con decisione sui secondi: Vitello tonnato solido e con perfetta cottura della carne «in rosa» e Tagliata con patate chips. I piatti forti, che ho lasciato per la prossima visita, sono la Costata alla galiziana e la Cotoletta che ho visto friggere in modo accademico. Dolci di scuola: Tarta de queso, Tiramisù, Torta Cinzia a cioccolato, senza farina. Cantina notevole, che attinge al vicino wine bar, servizio competente e amichevole. Sarà per questo che è sempre pieno?
