Baby K: "Da lupa solitaria, ho ridato importanza alle donne nel rap"

La cantante, in un'intervista rilasciata a Grazia, ha spiegato i motivi del suo successo. Tutto merito di coraggio e sfacciataggine

A eleggerla regina dello urban pop, il genere musicale che più di tutti, ora, piace ai giovani, sono stati i suoi successi. Uno dopo l'altro. Ma Claudia Nahum, che tutti conoscono come Baby K, il merito della sua popolarità se lo vuole prendere tutto. E, intervistata, in esclusiva, da Grazia, ha spiegato che a portarla così in alto è stato il suo "coraggio" e la "strafottenza". Indispensabili per "rischiare una cosa che nessuno aveva mai fatto". E cioè, portare le donne in questa tradizione musicale. "Ho voluto cambiare un po' di regole del gioco", ha detto la cantante al settimanale, "Penso di avere ridato forza al ruolo femminile in un ambiente, il rap, dove si è sempre detto che le donne non fossero capaci, o credibili, che non avessero le rime e l'attitudine".

Una lupa solitaria

La giovane rapper, nata a Singapore e cresciuta in Inghilterra, ha individuato nell'indipendenza il motivo della sua forza. "Non sono mai stata legata a nessuno, nemmeno alla crew", ha raccontato l'artista, "Ero una lupa solitaria, che stava in piedi da sola e che, solo dopo, è stata notata da altri rapper". Tra i primi a intercettare il suo talento, Tiziano Ferro che l'aveva nominata in un'intervista. E Baby K, questo, al settimanale l'ha voluto raccontare: "Alla domanda su chi ascoltasse nel tempo libero, lui rispose che ultimamente aveva scoperto questa rapper di Roma, che gli piaceva tanto".

Il suo prossimo album, in uscita il 16 novembre, l'ha chiamato "Icona". E proprio a commento della scelta del nome ha detto: "Se apri i social, ti accorgi che tutti vogliono diventare non solo famosi, ma "personaggi", opinionisti, trendsetter riconoscibili e seguiti. Tutti hanno voglia di essere icone".

La sua rivoluzione femminista

Sulla questione di genere, la cantante ha accusato le donne italiane di "Troppe chiacchiere e pochi fatti". E riguardo alle potenzialità del movimento globale #MeToo ha detto: "Si poteva fare una rivoluzione, invece non c'è stato modo di unirci, siamo rimaste lì a criticarci a vicenda. Le donne non hanno ancora capito che hanno il potere che serve". E ha lasciato alla sua indole femminista un auspicio: "Non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui, senza distinzione, si parlerà di persone con le stesse opportunità".

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